Bretagna Normandia

PREMESSA

Il selvaggio mondo della brughiera bretone

La vita quotidiana è fatta di molti agi e benessere. La ricerca di un mondo agli antipodi del nostro beato vivere forse è una delle motivazioni che mi spinse ad effettuare questo fantastico viaggio, che dovrebbe essere posizionato al nr. 1 della lista degli obiettivi di un buon mototurista. In realtà, anche se la meta potrebbe rappresentare un classico dei viaggi in moto, quell’anno accaddero alcune coincidenze che furono d’ispirazione per intraprendere questo itinerario che mi portò in quella parte d’Europa, così selvaggia e pregna di storia e significati.

All’epoca non ero un grande viaggiatore, come non lo sono tutt’oggi, ma il fatto che la moto era entrata a far parte della mia vita fece di questo viaggio un’avventura autentica. Senza pratica delle grandi distanze e cosciente di non essere un grande pilota, curai con attenzione, nel corso della primavera precedente, tutti i particolari di questo itinerario, raccogliendo le esperienze di coloro che l’avevano già percorso e leggendo molto. Tuttavia, ebbi modo di lasciar correre la moto verso strade sconosciute in un susseguirsi di scoperte. Perdersi e ritrovarsi è una delle più belle emozioni che un viaggio può regalare.

IL VIAGGIO

La partenza venne fissata a fine luglio; la prima tappa fu un mero trasferimento alla volta del Piemonte, rampa di lancio ideale alla volta delle Alpi francesi. La mattina presto del secondo giorno ero pronto per partire; durante i soliti controlli di rito alla moto ed al suo carico di bagagli e aspettative il pensiero andava continuamente alle letture dedicate a questa nuova avventura, alla ricerca dei luoghi da vedere e alle storie da sapere, per vivere al meglio questa esperienza. Quella sensazione di ripercorrere in un attimo, prima della partenza, le speranze e l’attesa di un viaggio, la vivo ancora oggi prima di mettere in moto la fedele compagna. Si preme lo start e il rombo del motore d’incanto cancella i pensieri e la mente si proietta lungo la strada. Si parte e sono solo al primo chilometro, la meta sembra lontana e irraggiungibile. Per un momento ho la sensazione di essere piccolo, forse è la paura, il timore di non riuscire. Un viaggio solitario accentua queste emozioni ma accresce anche la soddisfazione di vivere un’esperienza unica con sé stessi.

Nonostante una pioggerellina fina, la moto punta verso il passo del Monginevro e quindi verso Briancon nel Dipartimento delle Alte Alpi, dove si può ammirare la fortificazione di Vauban, patrimonio mondiale dell’Unesco.

In avvicinamento a Briancon

Attraverso le Alpi Francesi

Oltrepasso il Col du Lautaret, scendendo verso la bella cittadina di Grenoble. Tuttavia, nonostante Grenoble sia una bella cittadina, la meta è un’altra, poco distante. Punto la moto a nord, verso il Massiccio della Chartreuse. Mi arrampico attraverso i bei panorami montani del massiccio, fino al paese di Saint Pierre de Chartreuse. Nei pressi di questo borgo si erge il monastero dei monaci dell’ordine dei Certosini. I monaci vivono in totale isolamento dal mondo esterno, in una silente solitudine. A valle, poco distante dal monastero si trova il museo dedicato alla vita religiosa del convento, e il negozio dove è possibile acquistare il famoso liquore prodotto dai monaci che garantisce loro un buon introito finanziario.

Il massicio della Chartreuse nell’Isere

La Grande Chartreuse, il monastero dell’ordine dei Certosini

Non disturbiamo

Nei pressi di Chambery il lago di Bourget

“Il Grande Silenzio” di Philip Groning è un film, che racconta un’esperienza ascetica nel silenzio del monastero della Chartreuse. Probabilmente la forza del silenzio di questo film ha determinato questa visita nel silenzio e nella meditazione. Dalla Chartreuse dirigo verso Chambery e quindi sulle tranquille sponde del lac du Bourget, dove pianto la tenda per trascorrere la sera.

Si riparte con direzione nord; sono nel dipartimento dell’Ain, nella regione del Rodano Alpi. La prima tappa di questa calda giornata è Bourge en Bresse. Una breve pausa per bere un fresco bicchiere di Pernoud e per fare una visita alla cattedrale di Notre Dame.

Bourge en Bresse

Il caldo è opprimente, la voglia sarebbe quella di viaggiare in T-shirt ma il buonsenso mi spinge a continuare il viaggio con l’armatura. Attorno a me un mare giallo, fatto di campi di grano, accentua la sensazione di calore. Tuttavia, il viaggiare in moto fa dimenticare questi disagi e il calore dei paesaggi emoziona per la sua bellezza e mi spinge ad andare avanti. La Francia conquista subito per il mix di belle strade, i villaggi a misura d’uomo e per la varietà dei panorami che si susseguono in continuazione. Oltrepasso la cittadina di Macon alla volta del piccolo borgo storico di Cluny, famoso in tutto il mondo per la presenza dell’Abbazia, sede per lungo tempo dei monaci benedettini. L’Abbazia, fino alla costruzione della basilica di San Pietro a Roma, ha detenuto il primato della chiesa più grande del mondo. Un insieme di superbi edifici ha reso il monastero uno dei centri più importanti dell’Europa, al punto che Cluny ebbe il potere di influenzare fortemente il mondo religioso dell’epoca. L’Abbazia venne fondata nel 910, ma nulla potè contro la rivoluzione francese, che ha causato parte della sua distruzione, che determinò, successivamente, il declino del monastero. Cluny si trova nel cuore della regione della Borgogna, nel dipartimento di Saone-et-Loire. Il borgo è adagiato sulle rive del placido fiume Grosne e trasmette immediatamente una sensazione di benessere.

L’Abbazia benedettina di Cluny

Al primo sguardo, Cluny pare aver conservato intatto il tratto tipico dell’animo medievale, sarà per questo motivo che Cluny ha un’aurea magica. Arrivando nella cittadina vengo accolto dal fermento vivace prodotto da un concorso ippico. Dopo la sosta a Cluny, riprende la lunga marcia verso i territori selvaggi della Bretagna. Abbandonata la Borgogna attraverso la regione del Centro e viaggio alla volta del dipartimento del Cher. Prossima tappa è la deliziosa cittadina di Bourges, adagiata sul fiume Yèvre; è una animata città, ricca di eventi musicali. Tra le manifestazioni occorre menzionare le “Nuits Lumière”, un appuntamento dove la musica si fonde con i giochi di luce, un evento che appassione i francesi ed è comune a molte città. Grazie alla sua anima medioevale la città è stata inclusa tra i siti patrimonio dell’UNESCO. L’atmosfera è resa particolare dalle antiche strade e dalle case a graticcio, nonchè dalla preziosa cattedrale gotica, dai palazzi e dal quartiere medievale. All’interno della navata della cattedrale è un susseguirsi di emozioni: le famose vetrate istoriate colpiscono per la bellezza dei colori e dei soggetti rappresentati. Un luogo assolutamente da visitare.

Bourges, a cattedrale di Saint Etienne

Bourges, la cattedrale di Saint Etienne

le case a graticcio del centro storico di Bourges

Dopo la fantastica visita a Bourges riprendo il viaggio; i colori della cittadina ora si confondono con quelli del paesaggio francese che scorre davanti a me. Il verde diventa il colore predominante; lungo la strada mi affiancano placidi corsi d’acqua che appaiono  immobili come immobile è l’immagine del paesaggio che vedo chilometro dopo chilometro.

I canali d’acqua che si incontrano lungo strada

La bella Narciso si specchia

E’ quasi sera; raggiungo il dipartimento dell’Indre e della Loira. E’ questa la celebre regione dei castelli di Francia. Sono nella valle della Loira, qui si contano circa 300 castelli, sono in gran parte residenze estive della nobiltà francese e in realtà molti di essi non si trovano sulle rive della Loira. Uno dei pochi che si erge sul grande fiume della Francia centrale è il castello di Amboise. Uno spettacolo.

Il castello di Amboise.

Il centro di Amboise

Il tramonto su Amboise

Ormai è giunta la sera, le ultime luci del sole hanno incendiato il castello donandogli un aspetto inconsueto. Non posso soffermarmi troppo ad ammirare le bellezze della cittadina che ospitò gli ultimi anni di vita del grande Leonardo Da Vinci; ormai è tempo di preparare la tenda nel campeggio ospitato nell’isolotto di fronte al castello. Il cielo si è coperto di una pesante coltre di nuvole, mentre in lontananza i lampi illuminano l’orizzonte. Quella notte ho compreso il motivo per cui i francesi amano parlare della grandeur de France; lampi, tuoni e acqua a catinelle come mai avevo visto in vita mia. Il campeggio si era trasformato in breve in una palude africana di fango. La mattina faceva il suo ingresso silenzioso mentre tutto intorno era segnato dal diluvio notturno. Un’asciugatina alla sella della moto e si parte alla volta di Tours. La mattinata è dedicata alla visita della città, capitale storica della Touraine.

Tours, “la Gatienne” la cattedrale gotica

La cattedrale gotica di Tours, Saint Gatien

Le vetrate istoriate di Saint Gatien

La basilica di San Martino di Tours

Tours, la storica Place Plumereau

La Turenna è una regione ricca di fortezze di origini medioevali e castelli rinascimentali. Il gioiello della città è sicuramente la cattedrale gotica di Saint Gatien. Archi rampanti, vetrate istoriate e un’architettura slanciata verso il cielo si combinano offrendo un’immagine straordinaria da contemplare. La città è molto vivace e gradevole per fare una passeggiata. Tours è la base ideale per visitare i celebri castelli di Chenonceau, Villandry, Langeais e tanti altri. Purtroppo, questi siti meriterebbero una visita approfondita e la curiosità e tanta. Tuttavia, per questo viaggio ho predisposto una tabella di marcia che vorrei rispettare.

Verso la Bretagna

Un vecchio mulino

Specchi d’acqua

A malincuore lascio Tours e mi dirigo come un pioniere verso ovest; ogni tanto mi ripeto: “GO WEST”. Lasciando i territori della Loira si attraversano angoli incantevoli, dove l’acqua diventa elemento di straordinaria suggestione. Saranno molte le immagini di questi scorci di bellezza naturale che porterò con me a casa.

Sono ad un passo dal mio sogno; la Bretagna, il mito dei Celti, la frastagliata costa bretone con i suoi fari e porti, le ostriche e il sidro, le cuffie di pizzo e la brughiera fra poco si offriranno alla mia curiosità. Ancora pochi chilometri e vedrò sventolare i colori bianconeri della Gwenn Ha Du, la mitica bandiera con gli ermellini di Anna di Bretagna. Mi trovo nel Morbihan a Vannes o meglio a Gwened come la cittadina viene chiamata in lingua bretone. Si tratta di una cittadina deliziosa e vivace. Quando approdo a Vannes la città è in fermento per il Festival del Jazz. La cittadina pulsa di note e band, alcuni solisti improvvisano delle session, mentre una brassband intrattiene festosamente la gente di passaggio. Quale benvenuto migliore potevo aspettarmi dalla Bretagna. Molto suggestiva la città vecchia al cui centro si trova la cattedrale gotica di Saint Pierre. Una parte del centro è avvolto dai grandi bastioni difensivi in parte visitabili.

Un mulino a vento

Il centro storico di Vannes

Vannes; la Gallette è una tipica pietanza bretone

Il festival del Jazz a Vannes

Il centro storico di Vannes con le tipiche case a graticcio

Les Usine a canards, una brassband durante il festival jazz di Vannes

I bastioni della città vecchia

Il mare davanti al piccolo borgo di Locmariaquer

Lasciata la simpatica cittadina di Vannes, finalmente raggiungo il mare. Lo vedo per la prima volta arrivando al piccolo borgo marinaro di Locmariaquer. Proseguendo, la strada si slancia verso il mare come fosse un trampolino attraverso la stretta penisola del Quiberon. E’ una penisola lunga circa 14 km, frequentata da molti amanti del mare; le lunghe spiagge, molto rinomate, sono battute dal vento e dalle onde. Da questa località partono i traghetti verso la Belle-Ile, un’isola che conserva un aspetto naturale molto apprezzato dai visitatori. Nei pressi del Quiberon si trova il centro di Carnac, dove è possibile visitare i grandi megaliti risalenti al periodo neolitico. I menhir sono grandi pietre di granito che ricordano il sito di Stonehenge ma sono molto più antichi, del famoso sito inglese. La moto mi spinge verso l’entroterra del Morbihan. Visito velocemente Quimperlè, un borgo che merita assolutamente una visita più accurata; canali d’acqua e ponti con scorci fantastici, i palazzi che si specchiano nelle acque calme e stradine affiancate da case storiche. Quimperlè si mostra in tutta la sua bellezza genuina. Un peccato dover andare via.

Il porto del Quiberon

La natura selvaggia del Quiberon

La grande spiaggia del Quiberon

La selvaggia penisola del Kiberen ovvero del Quiberon

Il centro storico di Quimperlè

Dopo aver scorrazzato all’interno della Bretagna, faccio rotta nuovamente verso il mare. La prossima tappa è Concarneau, in bretone Konk Kerne; la cittadina è un porto, base di pescherecci ed è divenuta un importante centro economico per la pesca dei tonni. Tuttavia, la città conserva un fascino storico grazie alla Ville Close, ovvero la città fortificata: un isolotto fortificato le cui stradine sono affollate dalla presenza dei turisti.

Concarneau; la Ville Close

L’ingresso della Ville Close

La vista dai bastioni della Ville Close

Con gli occhi pieni di mare e di storia torno alla moto, lasciata parcheggiata nei dintorni del porto. Il mio intento è quello di risalire il dipartimento del Finistere. Questo territorio è uno dei polmoni della cultura bretone, qui si respira l’aria celtica insieme all’aria salmastra dell’oceano; elementi fondamentali dell’identità bretone. Mi accingo a costeggiare la baia di Concarneau seguendo le belle strade che mi portano lungo la costa della Cornouaille, tralasciando la bella città di Quimper dove svetta la bella cattedrale gotica. Attraverso piccoli borghi caratteristici e punto verso Pont l’Abbe, alla ricerca del cuore bretone. Mi lascio guidare dall’istinto, tanto so che il territorio dove mi trovo è limitato e non farò danni. Il paesaggio è incredibile; è impossibile restare impassibili davanti alla bellezza di tanta natura. L’oceano è una presenza ingombrante e la sua vastità ci ricorda che dobbiamo rispettare e temere l’ambiente che ci circonda, apprezzando ogni visuale di esso.

Il calvario di Tronoen

Il calvario di Tronoen e alle spalle la chiesa di Notre Dame de Tronoen

La moto mi guida attraverso stradine sperdute che mi portano chissà dove. I luoghi aspri mi donano un senso di libertà, quello che i motociclisti cercano da sempre. Arrivo laddove non mi aspettavo; a Tronoen. Un’amena località spersa nel nulla, dove si erge un Calvario. Si tratta di una scultura adornata da bassorilievi in stile gotico. Scolpite nel granito le scene di vita dei vangeli. Probabilmente era l’unica testimonianza che permetteva alle popolazioni di sentirsi più vicine al messaggio cristiano. I Calvari sono costruiti in un’area detta Enclos, in prossimità di cappelle o piccole chiese. Nel caso di Tronoen il Calvario si erge nelle vicinanze di una piccola chiesa romanica. E’ il Calvario più bello che si trova in Bretagna, arrivarvi non è facile in quanto non vi sono molte indicazioni. Proseguo costeggiando la baia di Audierne; la vista del mare mi accompagnerà fino ad uno dei fari bretoni più famosi e fotografati; il Pointe du Raz.

Le strade bretoni in mezzo al nulla

La costa di Pointe du Raz

Le aspre scogliere nei pressi di Pointe du Raz

La giornata volge al termine; riesco a trovare un camping municipale dove fermarmi. Monto la tenda e, grazie alla luce che ancora illumina a giorno, decido di cercare un posto per mangiare. Attraverso un paese e sento nitido, nonostante il casco, il suono di una banda che intona le tipiche armonie delle ballate bretoni. Distinguo il suone delle cornamuse, della bombarda e del violino. Seguendo il ritmo incalzante della musica, faccio una rapida retro marcia e nel cortile di una scuola assisto, con uno sparuto gruppo di persone, alle prove della banda del paese per partecipare a la Fete de la Bruyere. Un momento bellissimo e coinvolgente che mi fa vivere le suggestioni bretoni.

Le formidabili pale eoliche, poste nelle vicinanze del campeggio, mi ricordano che da queste parti il vento tira forte; spero di non incontrarlo nel resto del viaggio, finora è andata bene ma a queste latitudini bisogna mettere in conto i capricci della meteo. L’oceano è ad un passo, la Bretagna è un balcone posto su questo infinito mare.

La mattina mi sveglio presto, il rumore generato dalle pale eloliche ha disturbato il mio sonno. Preparo assonnato i bagagli mentre albeggia. La tappa odierna mi condurrà verso le coste settentrionali, laddove il granito rosa ricorda angoli di Sardegna e dove il fenomeno delle maree è uno dei più potenti al mondo. Oggi il tempo sembra meno clemente dei giorni scorsi; indosso la tuta antipioggia che mi ripara anche dalle basse temperature mattutine. Ben presto mi accorgerò che sarà una scelta azzeccata. Riprendo a viaggiare all’interno del Finistere e dirigo la prua della mia nave verso Brest. La Bretagna anche in questa occasione si mostra una regione affascinante che convive con una natura difficile. Lo testimonia il muschio che aggredisce le pietre di case e chiese, barche e pescherecci intaccati dalla salsedine e dalla dimenticanza dell’uomo. La malinconia delle cose lascia il posto ad incantevoli scorci di un paese magnifico.

Port Launay

Brest, il moderno ponte strallato dell’Iroise

Arrivo a Brest; il tempo peggiora, il cielo si copre di nuvole grigie. Il manto stradale è inscurito dalla pioggerellina fitta ed intensa. Vien giù finissima come se fosse vaporizzata. Riduco l’andatura, lo scarso traffico che incontro mi consente di guidare sereno. Avevo pensato di fermarmi a Brest per curiosare tra le banchine del porto più grande di Francia ma, vista la pioggia, decido di allontanarmi, sperando che le nubi non mi inseguano. Brest è situata nella rada più grande d’Europa e, pur essendo un grande porto commerciale e militare, ospita  interessanti siti da visitare. Ricordo il museo della marina, il memoriale del Forte Montbarey, con l’esposizione dei mezzi militari della II guerra mondiale, il castello e la torre Tanguy. Una delle attrazioni più importanti di Brest è sicuramente l’Oceanopolis, uno degli acquari più grandi d’Europa mentre poco distante si trova il Calvario di Plougastel.

Un pupazzo in costume bretone con il “coiffes” di pizzo bianco

La baia di Lannion

Treguier la cattedrale di Saint Tugdual

Il cielo resta coperto e continua a piovigginare. Uno spaventapasseri vestito con il tradizionale costume bretone munito di ombrello, che incontro lungo la strada, pare voler farmi intendere che non ci sarà, a breve, un miglioramento della meteo. Punto verso est: ormai sono giunto nel dipartimento delle Cotes d’Armor, uno dei territori più belli di questo Paese. Attraverso il paese di Treguier, dove spicca appuntito, tanto che sembra la punta di una matita, il campanile della cattedrale di Saint Tugdual. Sono ormai prossimo alla Costa del Granito Rosa, peccato per questo tempo: con il cielo coperto e senza i raggi del sole questa magnificenza apparirà di un colore spento.

La costa di granito rosa

Un altro sguardo sul granito della costa nord del Tregorrois 

Il cielo coperto non esalta la bellezza dei colori di questi luoghi

Mi piange il cuore dover lasciare alle spalle dei territori che meriterebbero una sosta o una visita, e altri dovrò tralasciare perchè il tempo è tiranno. La mia agenda si riempie di appunti e di luoghi da raggiungere, come il borgo di Cancale o la “petite maison” Castel Meur vicino a Plougrescant, Ploumanach da dove si percorrere a piedi una parte del bel “sentiero dei doganieri” fino all’elegante borgo di Perros Guirec.

Dinan, rue du Jerzual

Al termine di una lunga giornata trascorsa in moto, giungo finalmente a Dinan, borgo storico nel quale si respira ancora l’atmosfera di un’epoca passata. Le case a graticcio e le stradine in acciottolato mi fanno vivere la sensazione di essermi immerso nel medioevo. Sensazione che è acuita dagli stendardi e gonfaloni appesi alle finestre delle case della “vieille ville” in occasione della “Fete des Remparts”. Dinan è racchiusa all’interno di una cerchia di mura; le vecchie torri, chiese e le piazze circondate dalle antiche case sono la testimonianza viva di un ricco passato. Dinan si erge sul corso del fiume Rance dominato da un alto viadotto. Scendendo da rue du Jerzual si incontra il Vieux Pont sulla Rance lungo il quale si estende il pittoresco porto fluviale.

Dinan, la chiesa di Saint Malo

Dinan, la place des Merciers

Le petit port di Dinan

Questa sarà l’ultima notte in Bretagna, domani guiderò alla volta della Normandia e penso che il momento vada festeggiato degnamente con una cena memorabile, così mi fermo al Bistrot du Viaduc nei pressi del viadotto ai piedi di Dinan.

La mattina, dopo aver dormito in una bella pensione per asciugare gli indumenti, parto alla volta di Dinard, una località marinara che oggi conserva intatto l’aspetto che vedevano i turisti inglesi nell’Ottocento che qui trascorrevano le loro estati. La cittadina è caratterizzata da eleganti promenade e da storici caffeè della belle epoque. Infine, qui posso ammirare la bella spiaggia sulla quale ancora spiccano le tende a righe blu e bianche che fungevano da camerini in epoche più romantiche.

La bella spiaggia di Dinard

I tipici tendoni bianchi e blu che ricordano la belle epoque

I formidabili cannoni sui bastioni di St. Malo

Saint Malo

Arrivo a Saint Malo, uno dei centri più importanti della costa settentrionale della Bretagna. La costa è caratterizzata da splendidi promontori dai quali si gode un’impagabile visuale marina sulla Cote d’Emeraude. Alla foce della Rance sorge St. Malo una cittadina fortificata e protetta da superbi bastioni. Da queste banchine salpavano le navi corsare per eseguire le incursioni per conto del governo; il porto divenne un importante centro mercantile e militare. La cittadella fortificata viene chiamata Intra-Muros o Ville Close; il termine fa comprendere la grande capacità difensiva del luogo. I bastioni circondano la cittadella per circa due km; dalla loro sommità si gode la vista sulla piccola isola du Grand Bé, sul Fort National e sulle escursioni delle potenti maree.

L’isolotto di Mont Saint Michel

Il santuario di Mont Saint Michel

San Michele Arcangelo

Caricati i bagagli sulla moto,come ogni mattina, riparto per la baia di Mont Saint Michel che si trova poco distante. Le ruote scorrono allegre lungo la costa, sfilando i capanni degli allevatori dei molluschi da una parte e le bancarelle dei venditori di aglio sul lato opposto. Un rettifilo d’asfalto si incunea dentro il letto del mare ritiratosi per lo straordinario effetto della marea, per lasciar posto ad una fanghiglia bagnata dove giacciono arenate le piccole barche dei pescatori che non potranno prendere il largo. Già da lontano si scorge la familiare sagoma del Monte che si staglia conto l’orizzonte. Ancor prima di arrivarvi si comprende che saremo al cospetto di un’opera unica, dall’architettura notevole che si innalza culminando nella dorata statua del Santo, racchiudendo in questa elevazione al cielo il grande messaggio cristiano. Una volta parcheggiata la moto, noto la tabella delle maree che ricorda ai visitatori che da queste parte la natura dimostra tutta la sua possanza. Il complesso è protetto da bastioni formidabili, una volta all’interno si nota come l’Abbazia sia il risultato dell’agglomerarsi di più strutture edificate in epoche diverse e con stili differenti. Quello che oggi vediamo non rende appieno le difficoltà che incontrarono i costruttori di questi edifici; questa ardita meraviglia colpisce per la bellezza degli edifici e degli spazi. Qui convennero in passato i pellegrini, devoti di San Michele, oggi convengono folle di turisti che hanno reso questo luogo uno dei più visitati di Francia.

Il chiostro

Le Mont Saint Michel, insieme alla Sacra di San Michele in Val di Susa ed al Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, fa parte dei pochi luoghi di culto dedicati al Santo. Questi tre luoghi sono equidistanti fra loro formando una retta che termina a Gerusalemme.

Se volete far felice un bretone ricordategli che le Mont Saint Michel non è normamma ma è terra bretone; se non lo farete voi ve lo ricorderà lui.

Il luogo mette a dura prova i garresi e la massa di turisti mettono a dura prova i nervi del viaggiatore; dopo aver fatto un bel giro di perlustrazione preferisco non aspettare il fenomeno della marea: già vedere la marea di gente mi ha soddisfatto. Torno quindi alla moto e riprendo il viaggio verso est. Attraverso la Normandia trasversalmente; i paesaggi lentamente si modificano: le aspre colline bretoni lasciano spazio alle grandi coltivazioni e allevamenti di bestiame; la Normandia è una regione che offre ampi paesaggi naturali e forti richiami al suo passato storico. E’ un paese che ha subito invasioni ed è stata teatro di grandi battaglie fin dalle epoche più remote. E’ una terra dai forti contrasti: le drammatiche vicende di Guglielmo il Conquistatore, la mattanza seguita allo sbarco del D-Day si oppongono ai delicati colori dei giardini dipinti sulle memorabili tele di Claude Monet.

L’agenda dei luoghi da visitare è piena. Per prima cosa voglio toccare il litorale della Cote de Nacre, dove avvenne il famoso sbarco del D-Day, all’alba del 6 giugno del 1944. Un giorno che cambiò le sorti del mondo.

L’operazione Overlord, come un grande ventaglio, interessò un arco di costa di circa 80 km suddiviso in diversi settori che oggi tristemente ricordiamo con i nomi di Omaha, Utah, Gold, Juno, Sword. Ovunque sono sorti memoriali e musei. Una parte dell’imponente quantitativo di materiale bellico è stato conservato dalla gente del posto nei periodi successivi al combattimento. Uno dei luoghi che rappresentano al meglio la potenza di fuoco degli alleati è Pointe du Hoc, dove ancora sono visibili le potenti casematte tedesche e gli enormi crateri provocati dalle esplosioni del bombardamento che precedettero l’attacco dei Ranger americani. Il luogo che però esprime più forte il sacrificio di vite umane è l’American Military Cemetery; un ampio prato sulla collina di Omaha Beach dove, perfettamente allineate, giacciono croci e stelle di David bianche.

E’ possibile trovare alcune croci con i nomi dei militari coperte da uno strato di sabbia dorata umida, riportata dai parenti a ricordo dell’ultimo lembo di terra calpestato dai loro cari. L’atmosfera è serena, curata, fa meditare sulle atrocità di quell’evento e della guerra che accompagna l’uomo da sempre nella sua storia.

I luoghi dello sbarco – Omaha beach

Il tramonto su Omaha Beach

Colleville sur Mer, American Military Cemetery

Pointe du Hoc

Pointe du Hoc

S.te Mere Eglise, con il famoso paracadutista sul campanile della chiesa

Memoriale al M.llo Leclerc

Arromanches, sono visibili le chiatte e pontili che formarono il porto degli alleati

Al cimitero militare, ove hanno trovato il riposo eterno molti caduti a stelle e strisce, ho appuntamento per rendere omaggio ad un soldato che porta il mio stesso cognome e il nome di mio fratello. Mi presento di fronte a lui nell’anniversario in cui perse la vita. Questo incontro costituisce per me un istante profondo e particolare; a lui, e a tutti coloro che con la loro vita mi hanno regalato la libertà e con questa anche la possibilità di poter realizzare questo itinerario, ho dedicato il mio viaggio.

Anche se molti dei luoghi visitati sono cambiati col tempo a favore del turismo, il pensiero di quell’immane sacrificio batte come un martello nella mente. Tuttavia resta anche lo spazio per momenti più leggeri: improvvisamente mi ritrovo ad osservare un gruppo di appassionati del mondo militare della II guerra mondiale che hanno issato tende verdi nel campeggio che mi ospita e si aggirano con divise militari dell’epoca, destando un’immagine anacronistica che però si sposa col luogo e la pentola colma di moulles che mangio in un ristorantino nei pressi di Omaha Beach. Dopo aver montato la tenda nei pressi del “campo-militare” mi appresto a chiudere la giornata con una profonda dormita; la giornata di domani sarà colma di cose da vedere e chilometri da percorrere. Mi presento alle porte di Bayeux alle prime ore del mattino, pronto per visitare la più importante testimonianza dell’invasione dell’Inghilterra per volere di Guglielmo il Conquistatore avvenuta nel 1066. Si tratta di un arazzo, lungo 70 metri che, come una pellicola, mostra la storia e le vicende di quest’avvenimento. L’arazzo è la fotografia non solo dell’evento bellico ma anche degli usi e costumi degli anni 1000 ed è perfettamente conservato nel Musée de la Tapisserie de Bayeux. La città offre molto da vedere come la Cattedrale gotica normanna di Notre Dame ed il Museo Memoriale della Battaglia del1944.

Bayeux, la cattedrale gotica-normanna di Notre Dame

La grande navata della cattedrale di Notre Dame a Bayeux

Caen è il capoluogo della Bassa Normandia, il suo profilo è stato profondamente modificato dagli avvenimenti bellici; la città è stata più volte bombardata e oggi si presenta moderna, con ampi viali. A dominare la città si erge il castello, con i formidabili bastioni, che insieme ad alcuni musei e alle due abbazie romaniche fatte costruire da Guglielmo il Conquistatore. Nella Abbazia aux Hommes, ove è conservata la tomba di Guglielmo, in una parte del convento trova sede il municipio della città; l’Abbazia aux Dames appare più semplice e modesta rispetto alla prima.

Caen, la chiesa di St. Pierre

Caen, l’Abbaye aux Hommes e l’Hotel de Ville

Caen, la chiesa di St. Etienne le Vieux

Caen, l’Abbaye aux Dames – chiesa della Trinità

Gli ampi giardini del Castello di Caen, qui hanno sede i musei de la Normandie e des Beaux Arts

Sono al giro di boa; lentamente il mio viaggio tra gli splendidi territori di Bretagna e Normandia volge al termine; ma è impossibile lasciare la terra normanna senza aver visitato il capoluogo dell’Alta Normandia e del dipartimento della Senna Marittima: Rouen.

La città è famosa per le ardite architetture gotiche della sua cattedrale, una delle più belle ed imponenti di tutta la Francia, e del palazzo di Giustizia, nonchè per un centro storico dove sorgono moltissime case in graticcio. La cattedrale di Notre Dame è un vero e proprio capolavoro immortalata sulle tele di Claude Monet, che ne dipinse le facciate come studio sulla luce. Da visitare anche l’Atrie St. Maclou, un gruppo di case dove nel legno furono scolpite scene macabre in memoria della peste che colpì la città.

Le magiche guglie della Cattedrale di Notre Dame a Rouen

La grande navata centrale della cattedrale di Rouen

Rouen, rue de Martainville

Rouen, Aitre St. Mclou

L’Abbazia di St. Ouen esempio di stile gotico rayonnant a Rouen

La moto punta verso sud; sullo sfondo la Cattedrale di Chartres

Terminata la visita nella città dove venne processata e arsa viva Giovanna d’Arco, il mio viaggio di rientro prosegue puntando verso sud. Attraverso la regione del Centre, nel dipartimento dell’Eure et Loir, mi dirigo alla volta di Chartres, piccolo borgo nel quale si erge magnifica una tra le più belle e misteriose cattedrali gotiche di Francia. La sagoma della Cattedrale di Notre Dame si scorge maestosa sulla piatta campagna a 90 km da Parigi, aumentando il desiderio di vederla da vicino. Parcheggio nelle immediate vicinanze della grande chiesa e mi trovo davanti a una delle meraviglie di questa grande nazione. La Cattedrale sale vertiginosamente verso il cielo con i portali ricchi di statue che rappresentano le figure di santi, re, prelati, e poi scene dei Vangeli e un variegato bestiario. I campanili sono di un’altezza impressionante e sembrano una “liaison” tra la terra ed il cielo. L’interno della Cattedrale lascia a bocca aperta; le vetrate istoriate sono un dono dei nostri avi, del colore di una intensa tonalità. Colpisce la profondità del blu che è impossibile descrivere. La visita sarà una delle più belle ed intense di tutto il viaggio.

La Cattedrale di Chartres

Le figure di Aristotele e di Pitagora filosofi del passato

Una delle vetrate istoriate di Chartres, raccontano storie di Santi e del Vangelo

I potenti contrafforti della cattedrale

Dormo nell’umido campeggio di Chartres immerso in un bel boschetto ai margini del paese; caricata la moto riparto seguendo le strade a sud della capitale tra grandi ali di boschi. Faccio rotta verso sud est alla volta del Castello rinascimentale di Fontainebleau; una delle più belle residenze reali di Francia. La vicina foresta costituiva la riserva di caccia della nobiltà parigina, ma la residenza fu molto amata anche da Napoleone Bonaparte che fece eseguire dei restauri. Durante la II guerra mondiale il Castello divenne prima uno quartier generali dell’armata di invasione tedesca poi quartier generale degli Alleati e della NATO dopo.

Il castello di Fontainebleau

Il castello di Fontainebleau

La campagna della Champagne

Oltrepassata l’Ille de France la moto percorre le strade che dirigono verso la frizzante regione della Champagne e delle Ardenne. Punto deciso verso il capoluogo del dipartimento dell’Aube: Troyes. E’ una delle città storiche della regione, lo dimostra il fatto che conserva un centro caratterizzato da edifici antichi e complessi architettonici medioevali. Il cielo è coperto, le grosse nuvole minacciano pioggia; riprendo la moto e mi avvio verso Bar sur l’Aube sperando che la meteo sia clemente.

Troyes, la chiesa di St. Pierre et Paul

Lac de la Foret d’Orient

Bar sur l’Aube

I paesaggi della Lorena

Nancy, place Stanislas

Il tempo regge, riesco a vedere alcuni angoli di natura meravigliosi, attraverso una parte del parco della foresta d’Orient e mi fermo a scattare una foto al grande lago. Proseguo facendo una breve sosta a Bar sur l’Aube, una delle tappe della Via Francigena percorsa dai pellegrini, cercando di anticipare la pioggia annunciata dalle nuvole grigio cupo. Arrivo in una trafficata Nancy, ho appena il tempo per visitare la neoclassica piazza Stanislas con le sue forme eleganti, poi si scatena un diluvio e trovo riparo all’interno della Cattedrale. Per fortuna la furia degli elementi non dura molto, ma a questo punto preferisco accorciare i tempi e ripartire alla volta dell’Alsazia.

La campagna della Lorena

Strasburgo, la Petite France e il fiume Ill

La Petite France

La facciata della Cattedrale di Notre Dame

Attraverso velocemente la regione dei Vosgi; anche se il brutto tempo è alle spalle preferisco non fermarmi e cercare una pensione per asciugare l’abbigliamento. E’ una regione ricca di paesaggi e di angoli molto suggestivi che non posso assolutamente perdere. Domani sarà giornata di rientro a casa, ma la mattina la spenderò a passeggiare per il centro storico della multiculturale Strasburgo. Sono curioso di vedere la Petite France, sul fiume Ill con le sue stradine, chiuse, canali e le case in tipico stile alsaziano. Non manco di visitare la bellissima e leggera cattedrale di Notre Dame, col suo prezioso organo, le vetrate e lo stupefacente orologio astronomico. Attraverso il Reno e sono in Germania, sulle grandi e libere autostrade che mi riporteranno verso casa. Inizio a sentire la stanchezza dei giorni trascorsi in sella alla mia fedele compagna, ricordo tutte le cose belle viste e accenno un sorriso. La visiera si riempie di goccioline mi fermo per indossare l’antipioggia; sono ancora distante dal portone del mio garage. Il sorriso scompare e mi concentro sulla strada, il viaggio non è terminato; devo ancora arrivare a casa ma il mio bagaglio è sicuramente più colmo di quando sono partito. Ricordo la partenza e l’attimo in cui ripensai alla preparazione del viaggio, così davanti agli occhi scorrono i fotogrammi di questa avventura. Ancora oggi, a distanza di anni, mentre scrivo questo finale vedo quelle immagini ancora nitide e forti, tatuate nella mia mente… per sempre.

Eccolo, l’autore del report e la sua compagna di viaggio

11 thoughts on “Bretagna Normandia

  1. Ciao autore del report, dell’ottimo report, mi é veramente piaciuto, ben descritto e ben documentato, i miei complimenti sinceri. BRAVO’ (alla francese)

  2. Bellissimo viaggio e bel report, da vero mototurista …….

    bellissimi i luoghi che hai preferito ……… prima o poi ………….

  3. Bellissimo report. Viaggiare da soli è una scoperta del mondo che ci circonda e di noi stessi, esperienza assolutamente da provare. Grandissimo
    Rainbow (qde)

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