L’inverno è una stagione che sembra non voler lasciare il passo alle stagioni più calde; le giornate lentamente si allungano e la morsa del freddo talvolta si allenta, regalando agli appassionati delle due ruote uno spiraglio per sfogare la passione che per tanto tempo è rimasta in letargo.
Le moto custodite nei garage, sotto i teli che le proteggono dalla polvere, sembrano scalpitare all’arrivo delle belle giornate si sole. All’impulso dello start reagiscono senza esitare e il motore gira col rombo a noi familiare. Chissà se questa giornata sarà una parentesi ma è meglio approfittarne; dall’armadio prendo giacca, pantaloni e stivali. Indossando il solito vestiario ho la sensazione che durante l’inverno si sia irrigidito.
Scendo in garage e decido di prendere la vecchia Honda XL che sembra sia quella più bisognosa di un giretto. Esco dal tunnel del garage dando gas per salire la rampa; giunto sulla sommità sento i caldi raggi del sole che mi investono. Non ho un itinerario preciso e decido che punterò il muso della moto laddove mi consiglierà l’istinto. Mi ritrovo sulla tangenziale della Valsugana, all’altezza del bivio per Civezzano svolto e poco dopo imbocco la bretellina che mi condurrà verso la SP 71 del Fersina-Avisio, detta anche la “Direttissima delle Dolomiti” in quanto è il corridoio per giungere in Val di Fiemme e Fassa.
Le strade sono belle, il manto è asciutto anche se il rigore dell’inverno è testimoniato dai nastri di brecciolino depositato sul bordo strada. La provinciale è una serpentina di curve in sequenza molto divertenti; affronto la strada ad una velocità moderata a causa del velo di umidità presente nelle curve non toccate dal sole. Questa è una stagione che consiglia andature lente che consentono di poter osservare i paesaggi con più tranquillità. Giungo nei pressi di Fornace e quasi istintivamente mi dirigo per la strada provinciale nr. 104 delle Quadrate; recentemente ho letto un articolo sulle precarie condizioni della Pieve di Santo Stefano che è ospitata nella omonima frazione di Fornace.
Prima di giungere al borgo principale svolto a destra e poco dopo giungo nella piccola frazione composta da poche dimore rurali. Parcheggio la vecchietta e salgo la stradina di ciottoli che conduce alla pieve. Il sentiero in salita offre una bella visuale sulla campagna sottostante e sui panorami della zona. La chiesetta ha una struttura originaria risalente al 500-600 d.C. successivamente venne ricostruita con i dettami tardogotici agli inizi del 1500. Il portone d’ingresso è chiuso, all’interno sono presenti affreschi mentre il pavimento è in lastricato di porfido, una roccia molto comune nel territorio come testimoniano le cave che si osservano nelle vicinanze.
Dopo la visita esterna di questo piccolo tesoro riprendo la strada facendo a ritroso il percorso e mi dirigo nuovamente sulla provinciale che segue il percorso tracciato nel corso dei secoli dal fiume Avisio che nasce dalle nevi del ghiacciaio della Marmolada. Mi fermo un attimo a fotografare la superficie ghiacciata del lago di Lases, segno inequivocabile che le temperature notturne sono ancora abbastanza rigide. Il caldo sole scioglie qualche macchia di neve depositata sul bordo stradale e l’asfalto è solcato da capricciosi rivoli d’acqua. La strada è poco transitata e anche i paesi che attraverso sono deserti. Il silenzio è rotto dal rombo del motore della mia moto. Ancora qualche curva e mi appaiono le prime piramidi morenica risalenti all’ultima glaciazione. Le piramidi di Segonzano sono una meraviglia della natura che ha disegnato in secoli di erosione torri, pinnacoli e colonne sovrastate da un sasso di porfido disposti a ventaglio.
Proseguo la mia strada obbligata verso la Val di Fiemme; mi ritrovo, quindi, nel territorio della Valfloriana, un territorio trentino ricco di tradizioni e caratterizzato dalla presenza di boschi immensi che ricoprono le montagne.
Con una piccola deviazione possiamo raggiungere l’agritur Fior di Bosco, nel verde delle montagne della Valfloriana; qui si può gustare la tradizione trentina e vivere i ritmi del giorno dettati dalla natura. Cell. 329 0125349;
Lungo la strada sono accatastati i grandi tronchi degli abeti e larici che verranno successivamente lavorati nelle falegnamerie che li trasformano nei mobili di pregio che arredano le nostre case. Attraverso velocemente le gallerie che segnalano la fine della Valfloriana e costeggiando le sponde gelate ed innevate del lago di Stramentizzo arrivo a Molina di Fiemme. Alla rotonda che precede la grande strada di fondovalle inverto la marcia e mi dirigo verso la strada della Val di Cembra, la sp nr. 612. Approfitto di un’area di sosta per osservare l’Avisio immettersi nel grande lago. Il panorama che osservo è imbiancato da un alto spessore di neve. Entro per un breve tratto in Provincia di Bolzano; la strada presenta dei tratti in manutenzione ma è egualmente godibile grazie al primo tiepido sole. Ogni tanto incrocio qualche ciclista che approfitta della bella giornata per una sgambata.
Ai piedi del Monte Avvoltoio è collocato il borgo di Faver, caratterizzato dallo stile architettonico cembrano, le cui case sono allineate lungo il bordo della valle. Mi fermo un istante per osservare da vicino la Toresela, l’antica Torre di osservazione di Faver. A Faver la strada provinciale n. 101 scende le spalle della valle disegnata dalle terrazze coltivate a vigneto, giungo sul greto del fiume Avisio dove sorge la piccola frazione di Piazzo. Prima di svoltare per far ingresso a Piazzo osservo il vecchio ponte in pietra. Quindi mi dirigo all’interno della frazione; qui sono visitabili le rovine del Castello di Segonzano.
Il Castello di Segonzano una fortezza medioevale, costruita nel corso del XIII secolo sulla cima di uno sperone roccioso, cinto da mura dalle quali si innalzavano torri merlate; il castello è stato eretto al fine di sorvegliare il guado dell’Avisio e le vie di comunicazione della valle. Oggi le sue rovine fanno bella mostra di se tra i pregiati vigneti della Val di Cembra.
Nei pressi del castello si trova la locanda dello Scalco, ha sede nel vecchio maso in pietra della fortezza immerso nella suggestiva natura della Val di Cembra.
Ridiscendo la stretta strada che mi ha condotto alla base delle mura del castello e riprendo la strada principale che mi condurrà verso la Valsugana.
Fra poco sarò a casa, il giro è stato breve ma piacevole; penso alle cose da fare una volta rientrato a casa mentre sotto il casco sorrido.

























Davvero non male come giretto Scalda Olio. i giorni che ci accompagnano in questo periodo sono una istigazione ad usare la moto a cui è difficile resistere. e l’invidia va proprio a chi, come in questo caso si abbandona a questa tentazione.
Che piacere leggere questi appunti! è un viaggiare “slow” che ti fa assaporare la strada e il paesaggio e ti mette una gran voglia di ripercorrerla!