MOTOTURISMO IN TRENTINO: LA VAL DI FASSA

Trentino in moto alla ricerca della Val de Fasha de n’outa

Alla ricerca della Val di Fassa di un tempo - Chierir la Val de Fasha de n’outa

La poca neve caduta durante l’inverno ancora insiste sulle cime delle montagne ma le temperature del fondo valle sono diventate piacevoli e la primavera sembra aver preso possesso di queste belle giornate.

Il tripudio di fiori colorati sugli alberi da frutto colorano le campagne e nell’aria si diffondono gli aromi di questa stagione; tutto invoglia ad aprire le saracinesche dei garage per intraprendere le prime gite insieme alla nostra fedele compagna a due ruote.

I colori della primavera

Non ci sono dubbi; la scelta è quella tra passare un po’ di tempo a fare le pulizie di casa o una passeggiata lungo lago sedendosi a far niente su una panchina come anziani pensionati, oppure inforcare la motocicletta e partire alla volta di luoghi da visitare e strade da domare anche se una meta precisa ancora non affiora.

La bella giornata consente agli anziani di godere del sole a noi delle strade

Il lago di Serraia a Baselga di Pinè

Premiamo lo start, la moto risponde immediatamente con il solito rombo. Dalla visiera del casco ancora alzata entra una brezza, che si mescola al nostro entusiasmo. Nella mente prende forma l’itinerario che affronteremo; disegniamo col pensiero le curve delle strade che percorreremo; qualche deviazione  renderà il percorso più interessante. E’ un po’ di tempo che non ci rechiamo in Val di Fassa; è l’ora di colmare questa lacuna. La valle, in queste giornate di sole di inizio  primavera, si presenta stupenda. Un piacevole silenzio sostituisce quell’atmosfera affollata che si respira durante le giornate di alta stagione turistica, quando le strade sono trafficate e le persone gremiscono i sentieri dolomitici,  in estate, e le piste da sci in inverno.

Lasciamo alle spalle la superstrada della Valsugana e dirigiamo le ruote verso l’altopiano di Pinè. Le serpentine sinuose della strada consentono di divertirci prima di arrivare alle sponde del lago di Serraia. Lo scintillio delle acque e le immagini della case riflesse nelle sue acque invogliano a una sosta per contemplare questa vista.

Riprendiamo la moto e proseguiamo la strada trafficata dai soli residenti; puntiamo alla volta dei paesi di Bedollo e Brusago. Compiamo una deviazione rispetto ai percorsi abituali che transitano per le due strade della val di Cembra; la Strada Statale n. 612 della Val di Cembra e la strada provinciale n. 71 Fersina-Avisio.

La chiesa di Sant’Osvaldo del borgo di Bedollo

Una delle gallerie sulla strada della Val di Cembra

La strada che da Brusago scende alla volta della più frequentata sp n.71 offre molti spunti per una sosta per una visita alle chiese dei borghi, una breve passeggiata lungo le sponde dei piccoli laghetti che si incontrano lungo il percorso. Percorsi pochi chilometri troviamo l’intersezione con l’arteria principale che ci porterà verso la Val di Fiemme.

Lungo la strada incontriamo qualche sparuto pilota che a bordo della propria moto compie lo stesso nostro percorso; non sono ancora molti i centauri che ardiscono percorrere queste strade in questa stagione.

Siamo giunti alla chiesa di San Giorgio di Castello di Molina. Siamo arrivati in Val di Fiemme

I panorami della Val di Fiemme

Sulle strade della Val di Fiemme

Il lago di Soraga subito dopo aver attraversato la Perla delle Dolomiti: Moena.

Fermatevi a godere dello spettacolo delle Dolomiti in moto

La strada e i panorami che vediamo da dietro la visiera sono una vera estasi. I pensieri del vivere quotidiano si dileguano lasciando il posto ad una sana allegria. Le temperature calano leggermente con l’alzarsi dell’altitudine; il sole illumina le montagne mostrandole in tutto il loro splendore. Uniche al mondo, le Dolomiti della Val di Fassa sono delle vere e proprie cattedrali gotiche, formate da una pietra dura, pare conservino tra le loro pietre un messaggio antico che ci ricorda quanto sia piccolo l’uomo al loro cospetto.

Oltrepassiamo Moena, transitando dalla veloce bretella, evitiamo il centro cittadino anche se immaginiamo non sia affollato come nelle giornate estive. Riprendendo il corso della strada statale 48 delle Dolomiti ci concediamo una sosta per ammirare lo splendido lago di Soraga e subito dopo compiamo un ulteriore stop per fare qualche scatto fotografico alla suggestiva chiesa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo a Soraga.

La cipolla barocca del campanile della chiesa di Soraga

La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo a Soraga

Le Dolomiti viste da Soraga

Le Dolomiti viste dal borgo di Moncion sopra Pozza di Fassa

Abbandonato il bel borgo di Soraga, oltrepassiamo i paesi di Vigo e Pozza di Fassa per deviare verso la piccola ed irta strada provinciale n. 238 di Muncion, che termina alla conca di Gardeccia, per visitare la piccola frazione di Muncion,abbarbicata ai piedi del Larsech, suggestiva balconata sulla Valle di Fassa e le sue belle montagne, i cui abitanti vengono definiti “brujasanti”,  per il carattere mite e devoto alla religione. Si tratta di un piccolo villaggio di montagna, dalle antiche architetture contadine. Qui il turismo di massa non è ancora arrivato. Da visitare la piccola la chiesetta di Sant’Anna. La santa del borgo viene festeggiata il 26 luglio, quando nel paese viene allestita una simpatica sagra. Dopo il borgo, in località Soial, la strada che porta verso Gardeccia è chiusa al traffico, è percorribile solamente dai servizi navetta. Da segnalare il fatto che l’unico parcheggio destinato ad ospitare le auto degli escursionisti è su terreno sterrato in pendenza e non è consigliato alle moto.

La piccola chiesa di Sant’Anna a Muncion

Il piccolo centro di Muncion

I vecchie fienili di Muncion

La strada provinciale n. 238 di Muncion

Dalla località Soial è possibile proseguire, con le navette o a piedi, alla volta del Rifugio Gardeccia, per godere dello straordinario scenario offerto dal sontuoso Gruppo del Catinaccio e dalli Torri del Vajolet. La conca è il punto di partenza per esplorare questo fantastico territorio; dal Gardeccia diversi sentieri si diramano lungo i pendi soddisfando tutti gli escursionisti amanti del trekking, dal neofita all’esperto, dalla passeggiata al percorso attrezzato per culminare nelle verticali pareti di roccia scalate dagli intrepidi arrampicatori sportivi.  Se siete curiosi di vedere questa area dolomitica potete curiosare nell’archivio fotografico di TMA.

La vista sul gruppo del Catinaccio dal rifugio Gardeccia

Le torri del Vajolet, sulla destra il rifugio Preuss

Al termine della visita ripercorriamo in discesa la stradina che ci ha portato a Muncion, affrontando con attenzione i due secchi tornanti che la caratterizzano.

La conca di Canazei, sullo sfondo il Gran Vernel 3210 mt, nel Gruppo della Marmolada

I fienili della frazione Gries a Canazei

La chiesetta della Madonna della Neve a Gries di Canazei

Rientrati sul fondo valle della Val di Fassa riprendiamo la strada che scorre tra pascoli e prati verdeggianti. Attraversiamo i centri abitati di Mazzin, Fontanazzo, Campestrin e Campitello, da dove parte la grande funivia che porta gli sciatori sul Col Rodella. Con un’andatura tranquilla che ci permette di godere degli scorci che incrociamo lungo il percorso arriviamo a Canazei a 1465 metri s.l.m.i, l’ultimo comune della Val di Fassa. La toponomastica di Canazei, il cui nome in ladino, la lingua di questa valle, è Cianacei ci ricorda come in un lontano passato fosse sorto in un territorio difficile composto da stagni. Ci ritroviamo al cospetto dei massicci dolomitici del Sassolungo, del Sella (3152 mt), del Pordoi (2950 mt) e della Marmolada (3343 mt). Canazei nel corso degli ultimi decenni si è confermata una tra le più rinomate stazioni turistiche dell’arco alpino. La strada da Canazei si biforca: da una parte prosegue nel cuore delle Dolomiti salendo al Passo Sella e al Passo Pordoi, dall’altra raggiunge i centri abitati di Alba e Penia per salire alla volta  del lago della Fedaia dominato dalla regina delle Dolomiti; la Marmolada.

La chiesa di Sant’Antonio Abate di Alba di Canazei. Sullo sfondo il Sassolungo

La piccola frazione di Soraperra ad Alba di Canazei

La piccola chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco

Uno dei fienili che si trovano a Penia

Prima di presentarci al cospetto della Marmolada, facciamo una breve deviazione ad Alba dove risaliamo la irta strada che conduce alla frazione di Soraperra. Da qui si gode un’imperdibile vista sul Sassolungo e sul Gran Vernel. Quindi, dedichiamo un po’ di tempo ad una passeggiata tra le viuzze dell’ultimo borgo della valle: Penia. Qui si può respirare l’atmosfera creata dalla presenza delle vecchie case in stile fassano e dai vecchi fienili costruiti con le assi di legno. Guardando sopra l’abitato di Penia scorgiamo un piccolo gruppo di case che costituisce il nucleo di Vera dove sorge la chiesetta dedicata alla Madonna de l’Aiut, più in alto ancora si trovano i ruderi di Insom che testimoniano l’esistenza del nucleo abitativo.

La chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco di Penia

Il minuscolo centro abitato di Vera che si erge sopra Penia

Le indicazioni della ss n. 641del Passo Fedaia

Risaliamo sulla moto e riprendiamo la strada statale n. 641 del Passo di Fedaia, puntando direttamente alla diga che contiene il lago artificiale ai piedi della Marmolada. La strada si presenta con un ottimo asfalto e i tornanti sono ampi e scorrevoli. Oltrepassiamo la località Pian Trevisan e giungiamo sui lunghi rettilinei che ci permettono di osservare i grandi nevai che imbiancano la montagna. Sulla destra scorgiamo le indicazioni per Villetta Maria. La strada si inerpica ancora con qualche tornante più deciso; l’asfalto inizia a presentare delle fratture originate dalle intemperie invernali. Salendo di quota incontriamo alcune gallerie paravalanghe; quindi attraversiamo l’ultima galleria che ci separa dal lago di Fedaia. Prima di attraversare la diga ci fermiamo qualche istante per ammirare il grande ghiacciaio; la Marmolada mostra i segni del cambiamento climatico che influisce sul ritiro delle nevi, che, un tempo non proprio remoto, lambivano quelli che oggi sono i bordi del lago. Attraversata la diga, con un profilo ad esse, si raggiunge la sponda opposta, dove con una cabinovia possiamo salire a Pian dei Fiacconi. Da qui è possibile ammirare da una posizione impareggiabile la Val di Fassa e le sue Dolomiti.

L’arrivo al Passo di Fedaia

Il ghiacciaio della Marmolada

La Marmolada: Pian dei Fiaconi e Punta Penia

La diga che contiene il lago artificiale di Fedaia

Il Gran Vernel visto da Passo Fedaia

La Marmolada oltre ad aver scritto le pagine della storia dell’alpinismo è una montagna ferita dall’epopea del primo grande conflitto mondiale. Nel Museo della Grande Guerra sono ospitati moltissimi reperti recuperati grazie al disgelo. Probabilmente uno degli interventi edili militari che ha stimolato la fantasia degli appassionati di queste vicende belliche è la Città di Ghiaccio. Si tratta di un complesso di gallerie, lunghe circa 12 chilometri, scavate dai militari austriaci nel ghiaccio millenario; cunicoli, depositi, cucine, dormitori, punti di osservazione costruiti per riparare i soldati austriaci dal fuoco nemico e per meglio sopportare il freddo pungente. La Città di Ghiaccio oggi non esiste più, se non nei racconti e tramandati e nelle immagini sbiadite di vecchie fotografie.

Dopo questa sosta, che ci riempie il cuore di una natura così entusiasmante, siamo pronti per rientrare verso casa. Scendendo a ritroso sulla strada che ci ha portato a quota 2000 mt ci fermiamo per un’ultima sosta: non potevamo certo tralasciare di porgere un saluto alla Madonnina della Marmolada, che, dall’alto di una conca ricavata tra le rocce, osserva i riders che vanno e vengono sulla strada sottostante alla ricerca di un po’ di libertà.

La Madonnina della Marmolada

La Madonnina della Marmolada

L’albergo Tita Piaz

Abbiamo viaggiato sulle strade di una valle ricca di bellezze e di tradizioni; nonostante il turismo abbia negli ultimi decenni fagocitato il territorio, oggi abbiamo riscoperto alcuni angoli nascosti, dove le antiche leggende della valle e le testimonianze di un tempo perduto, scandito dai ritmi imposti dalla natura e dal susseguirsi delle stagioni, ci hanno consentito di viaggiare in una insolita Val de Fasha.

Il rientro a casa all’ombra della fioritura dei meleti

Il rientro

Scopri un altro itinerario in moto, firmato TrentinoMotoAdventure in Val di Fassa.

Clicca nelle immagini per aprire la gallery delle foto del  giro:

3 pensieri su “MOTOTURISMO IN TRENTINO: LA VAL DI FASSA

  1. davvero un Bel Giro ScaldaOlio Enzo ;) per noi sono sempre le “Solite Montagne”. ma ad ogni passaggio si scopre sempre qualcosa di nuovo. un pò perchè cambia l’ambiente ed un pò perchè cambiamo noi. io purtroppo la moto non la stò quasi usando in questo periodo a parte un giro a metà Marzo sul Passo Vrsic (SLO). spero vivamente di recuperare e riuscire anche a seguirvi qualche volta. Ciao

  2. Complimenti Enzo, la tua penna anzi, la tua tastiera e le tue foto riescono a trasporre perfettamente le emozioni, le suggestioni, le tradizioni ed i colori del tuo/vostro territorio (libera cit. da TMA) ;-)
    Lascia pure che la tua amica dica che “…non é tanto il fotografo a essere bravo…” ma, se non hai l’occhio attento a scorgere lo scorcio giusto, a saper cogliere l’istante significativo e fermarlo nel tempo, scatti solo delle semplici foto e basta.
    Alla prossima
    Valter

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