FRANCEZ-VOUS!

La terra delle meraviglie e delle emozioni vissute da una moto.

Premessa

Si avvicina la stagione dei grandi viaggi e, come sempre, sono alla ricerca dell’ispirazione che mi indichi una meta ricca di suggestioni capace di regalarmi emozioni, sensazioni e spunti di riflessione. Prima ancora che un motociclista, mi sento un viaggiatore. Per questo, prima di disegnare un viaggio, ricerco una forte motivazione: dare senso ad una meta è indispensabile per far si che un viaggio non sia un semplice scorrere di chilometri ma un’occasione per cogliere appieno il senso della parola “libertà”.

Per questo ho pensato di visitare i luoghi dove un tempo molti uomini sacrificarono la propria vita per il valore più sacro dell’umanità. Un viaggio alla ricerca dell’equilibrio tra uomo e natura.

Le destinazioni per un viaggio in Europa in moto sono davvero tante e la mia fantasia corre attraverso nazioni, confini e città, mentre sotto il pennarello evidenzio sulla cartina i luoghi i cui nomi sono legati a episodi storici, monumenti o superbi ambienti naturalistici. Le pagine del mio taccuino si riempiono di idee che si trasformano nell’itinerario che andrò a compiere.

Il viaggio in sintesi: 8 tappe periodo dal 15 al 22.06.2012, Km totali 3.700 circa, paesi attraversati. Italia (Trentino A/A), Austria, Germania, Svizzera, Francia.

1^ tappa: Trento – Breisach am Rhein (Baden-Württemberg) Km 593 – mappa;

2^ tappa: Breisach am Rhein – Hunawihr (Alsazia-Alto Reno) Km 278 – mappa;

3^ tappa: Hunawihr – Verdun (Lorena-Mosa) Km 338;

4^ tappa: Verdun – Saint Quentin (Picardia-Aisne) Km 310 – mappa;

5^ tappa: Saint Quentin – Saint Valery en Caux (Alta Normandia-Senna Marittima) Km 469 – mappa;

6^ tappa: Saint Valery en Caux – Chartres (Centro-Eure et Loir) Km 382 – mappa;

7^ tappa: Chartres – Polliat (Rodano Alpi-Ain-Bourg en Bresse) Km 471 – mappa;

8^ tappa: Polliat – rientro in Italia, - mappa.

Gli itinerari delle tappe di questo viaggio sono stati registrati utilizzando l’applicazione “EveryTrail” per ipad. La tappa 3 non è stata registrata causa condizioni atmosferiche avverse. Alcuni tratti di itinerari sono stati completati in post-produzione. 

La strada del vino nei pressi di Termeno

Arriva il grande giorno della partenza; la moto è carica di bagagli e di aspettative per le emozioni di un viaggio tanto atteso e tanto meditato. Sulla borsa serbatoio, nell’apposito astuccio trasparente, ho posizionato la cartina che mi guiderà verso il nord. La giornata è serena: nei bagagli a portata di mano l’immancabile set antipioggia; la speranza è sempre quella di non adoperarlo ma i territori che visiterò sono spesso soggetti a impetuosi temporali estivi. La tappa di trasferimento al nord è decisamente lunga: la mia intenzione sarebbe quella di raggiungere la Franca Contea o la zona dell’Alsazia meridionale, che rappresentano una buona base di partenza per le esplorazioni di quella parte di territorio a ridosso della Germania.

Lascio l’asse viario del Brennero trentino e mi concedo una deviazione lungo la strada del vino di Caldaro. E’ una strada che ho percorso innumerevoli volte, ma ogni qualvolta l’attraverso il mio animo si riempie di serenità. Questo territorio, le cui pendici montane sono ricoperte da lussureggianti vigneti pregiati, non è poi così diverso dai territori vitivinicoli alsaziani. Anche l’Alsazia, come questa parte dell’Alto Adige, si fregia della produzione di nobili vini. I rinomati vini alsaziani si fregiano della denominazione A.O.C. di Francia con tre “appellations”: Alsace, Alsace Grand Cru e Crémant d’Alsace. Mentre guido sulla sinuosa strada dei vini immagino ciò che mi aspetta. Oltrepassato Appiano giungo sulla veloce MEBO che da Bolzano in poco tempo mi consente di arrivare nei pressi di Merano. Attraverso un altro territorio magnifico attorniato da una formidabile cornice naturalistica; a pochi passi si trovano la Val Sarentina, la Val’d'Ultimo, la Val Passiria e la Val Senales. Ognuno di questi luoghi è uno scrigno di bellezze e tradizioni; frutteti e vigneti decorano un affascinante paesaggio alpino. Si tratta di un territorio ideale per chi ricerca relax e tranquillità e per gli appassionati di escursionismo. Incontro il reticolo verde bianco che caratterizza la birreria Forst; dopo aver superato Merano mi trovo in località Foresta, luogo al quale la ditta produttrice della birra deve il suo nome. E’ la fabbrica di birra più grande d’Italia, venne fondata nel 1857 da Franz Tappeiner, imprenditore meranese. All’interno del birrificio e nel Braugarten Forst vengono offerte degustazioni e piatti tradizionali locali. Questa è una tradizionale tappa per molti bikers.

La Val Venosta

Il viaggio prosegue nella bella Val Venosta. L’andatura tranquilla consente di spingere lo sguardo in alto dove sorgono severi manieri e castelli che sorvegliavano la valle. Transito per Sluderno dove si erge Castel Coira, uno dei manieri meglio conservati al cui interno è possibile visitare una delle più belle e grandi armerie private. Abbandono il fondo valle, da Malles la strada inizia a salire lentamente sulle pendici dei monti spazzati dal vento. Tra i verdi pascoli si ergono, imponenti, le pale eoliche che contrastano con gli edifici storici del passato di Burgusio, il convento benedettino di Monte Maria e Castel Principe. Il luogo è talmente bello che merita una breve sosta per una foto. Proseguo la strada anche se un’altra fermata d’obbligo è già prevista sulle sponde del lago di Resia dove sorge, immerso nelle sue acque, il campanile di Curon Vecchia, paese sommerso definitivamente nell’estate del 1950, quando circa 700 ettari di terra, pascoli, case e stalle vennero sommerse dalle acque.

Burgusio, Castel Principe e l’Abbazia di Monte Maria

Il campanile sommerso di Curon Vecchia

Il vecchio campanile del paese che non c’è più è sempre una forte attrattiva per i turisti che ammirano questo scherzo della natura, ignari del dolore causato alla gente del luogo che dovette assistere alla distruzione delle proprie case, dei propri ricordi e della propria cultura a favore della produzione di energia elettrica. Il campanile, oggi, si mostra maestoso e silente, rappresentando un monito contro l’avidità umana.

Il confine è vicino e i pensieri si rivolgono ai colori che la natura ci offre e al senso di pace che offrono i verdi pascoli punteggiati dai mille colori dei fiori di campo. La strada è bellissima arrivo velocemente a Landeck, famosa cittadina del Tirolo occidentale. Proseguo alla volta di St. Anton, dal fondo valle risalgo la strada che conduce verso St. Christoph valicando l’Arlbergpass, che collega il Tirolo con il Vorarlberg. Ai margini della strada lingue di neve risplendono al sole.

L’itinerario da compiere è lungo, durante il percorso si gode sempre di un magnifico panorama. La strada, ricca di curve, è poco trafficata e offre momenti d’interesse come la Flexenstrasse, che si inerpica su un costone roccioso all’interno di una galleria paravalanghe che incute un certo timore.

Arlbergpass, St. Christoph

Flexen pass – Vorarlberg

I panorami alpini incontrati nel Vorarlberg

I pascoli lussureggianti dell’Austria occidentale

Oltrepassata la Fluxenstrasse, il panorama si addolcisce; abbandono la tranquillità offerta dalle alte quote insieme ad una certa frescura per tuffarmi nel caldo e nel traffico turistico che si incontra giungendo alla periferia di Bregenz, cittadina austriaca situata sulla costa sud-orientale del Lago di Costanza. Bregenz è collocata su un altopiano che digrada verso il lago. E’ una località importante in quanto è lo snodo delle strade che dalle Alpi si dirigono verso la valle del fiume Reno. Fa un gran caldo, il traffico cittadino e turistico rallenta l’andatura. L’itinerario di massima va a farsi benedire, così salto il paese dei dirigibili Von Zeppelin, Friedrichshafen. Dopo aver risalito il lago fino a Uberlingen e quindi fino a Singen mi perdo definitivamente confondendo il paese di Tiengen con quello di Tengen. Pazienza: arrivo nei pressi della foresta nera seguendo le indicazioni per Titisee e poi per Friburgo.

Lungo la superstrada che mi porta a Friburgo, mi fermo in un’area di sosta per riposare qualche minuto all’ombra di un albero. La moto stracarica attira l’attenzione di un signore austrico che si avvicina e mi chiede, prima in tedesco poi in italiano, se sto andando al raduno della Touratech che si terrà nei prossimi giorni. Conversiamo un po’ e mi racconta che è appena rientrato da un viaggio di quattro mesi a bordo di un’Africa Twin, in Australia e che il prossimo inverno partirà per il Giappone. Sta compiendo il giro del mondo e fra poco sarà alla conclusione di questo progetto. Mi sento un po’ piccolino con i miei sette giorni europei!

La strada è percorsa da fumosi camion che abbordano a marce ridotte i larghi tornanti della strada, qualche mezzo ha i freni in sofferenza ne sento l’odore acre che contrasta con il grande polmone verde della “Foresta Nera”. Ormai il pomeriggio sta cedendo il passo alla sera, per questo decido di proseguire. Anche se mi attira una visita a Friburgo preferisco arrivare sul Reno ai confini con l’Alsazia, e riposarmi dopo questa lunga e calda giornata. Arrivo così a Breisach am Rhein nel Baden-Württemberg.

Un’area di sosta nella Swarzwald

Le origini del borgo sono antiche e risalgono all’epoca celtica, tuttavia la fondazione della città avvenne solo nel XIII sotto la dinastia della famiglia Hohenstaufen. Acquisì una certa importanza nel corso del XVI secolo quando divenne un importante caposaldo del Sacro Romano Impero.  Il borgo da allora fu oggetto di trattati di pace, come quello di Vestfalia nel 1648,  di Ryswick nel 1697 e di Rastatt. Le sorti della cittadina furono tragiche quando, durante la seconda guerra mondiale, il borgo venne quasi interamente distrutto dai bombardamenti dell’artiglieria alleata durante l’avanzata verso il Reno.

Il centro di Breisach è Markplatz, la Piazza del Mercato. Da qui si può osservare la cattedrale di Santo Stefano, uno dei simboli cittadini. Si giunge a Rheinstraße, ovvero la Strada sul Reno, e da qui si giunge in piazza Gutgesellentor, dove si  oltrepassa l’omonima porta per accedere alla salita che conduce ai piedi della cattedrale. La chiesa è caratterizzata da stili differenti, dal romanico all’alto-gotico e merita senz’altro una visita al suo interno. Antistante la grande chiesa si erge il Municipio e la Radbrunnenturm, ovvero la Torre del Pozzo Rotondo. Altri edifici meritevoli di essere visitati la Torre Tulla e la Hagenbachtor. Dall’alto del colle si gode una bella vista sulla cittadina e sul porto fluviale del Reno.

Le finestre di Marketplatz a Breisach am Rhein

La cattedrale di Santo Stefano a Breisach am Rhein

Breisach am Rhein vista dalla Hagenbachtor

La vista del porto fluviale sul Reno, Breisach am Rhein

Di buon ora mi sveglio per preparare i bagagli, il sonno che mi sono concesso in un piccolo albergo del borgo tedesco è stato ristoratore. La giornata di oggi sarà più tranquilla, mi basterà uscire da Brisiach am Rhein, oltrepassare il Reno e mi troverò in Francia. Il confine con l’Alsazia  è ad un passo; è fantastico entrare in Francia senza incontrare la frontiera o un posto di controllo. Questo territorio è stato conteso per secoli, fin dalle epoche più remote, dalle grandi potenze europee. Sul Reno i romani posero la frontiera che separava la civiltà latina da quella barbara. L’Alsazia vivrà il periodo buio della peste nera e della guerra dei cent’anni. Solo durante il Rinascimento la regione visse un periodo florido, grazie alla diffusione delle idee umaniste attraverso la stampa di Guttemberg. Ma l’epoca d’oro non durò molto; si succedettero le rivolte contadine del 1525, spente nel sangue, divisioni religiose che causarono la guerra dei Trent’anni e quindi la rivoluzione francese, le guerre napoleoniche fino a giungere alle disastrose guerre mondiali del XX secolo, le cui cicatrici sono ancora visibili lungo i campi di battaglia. Transitando liberamente tra i due paesi non si può non riflettere sui danni compiuti dalla storia. Questi pensieri contrastano con il panorama che si gode lungo la strada; campi coltivati, foreste e canali si susseguono verso la prima tappa di oggi: Neuf Brisiac. La cittadina fortificata fu eretta su progetto di Vauban nel XVI secolo a difesa della regione alsaziana. Ancora oggi il piccolo borgo è racchiuso all’interno dei potenti bastioni a forma di stella caratteristici del lavoro dell’architetto militare. “Di tutti i diamanti della corona di Francia, il più bello è la fortezza del Reno” così parlava Luigi XIV circa Neuf Brisiac; tant’è che oggi è patrimonio dell’Unesco. Oggi la cittadina non vive più lo splendore di quell’epoca ma merita ugualmente una visita.

Il Reno scorre tra Germania e Francia

L’arrivo a Neuf Brisiac, i bastioni di Vauban

Il centro di Neuf Brisiac, la Place d’Armes

Dopo la sosta a Neuf Brisiac rimonto in sella. A quest’ora del mattino il traffico è quasi inesistente. Le ombre lunghe conferiscono al panorama luce e colori molto intensi. Non occorre fare molta strada per giungere alla prossima destinazione: Colmar, città d’arte, storia e cultura, senz’altro una delle mete turistiche più ambite dell’Alsazia. E’ la “vieille ville” con le sue stradine medioevali e le caratteristiche case a graticcio, ovvero edifici eretti con intelaiatura a traliccio (in tedesco Fachwerkhaus, in francese maison à Colombages) con uno scheletro di travature di legno i cui vuoti  erano riempiti in muratura, che hanno reso la cittadina dell’Haut Rhin uno dei luoghi più visitati della Francia. Passeggiando tra le vie del centro si ha la sensazione di camminare nel passato, la sensazione è quella di essere immersi in un libro di fiabe: saranno le vetrine dei negozi curate in modo maniacale, le finestre addobbate con splendidi gerani, l’attenzione per il dettaglio romantico. Ho scelto bene il percorso e l’orario che mi consente di visitare questo gioiello praticamente in solitudine. Dalla piazza des Dominicains attraverso la rue des Marchands, la piazza della Vecchia Dogana, il quartiere degli conciatori di pelle (Rue des Tanneurs) e quello dei pescatori (Rue de la Poissonnerie) queste ultime strade dove un tempo avevano sede le corporazioni di un’attività commerciale. Giungo al quartiere Krutenau, meglio conosciuto come Petite Venise, il più bello e variopinto con i colori caldi delle case che si riflettono nelle calme acque del canale. Sulle piccole strade si affacciano tanti ristorantini che offrono le prelibatezze locali. Vanto della città è la famosa Pala d’altare di Issenheim, opera di Matthias Grünewald, conservata nel museo di Unterlinden. Un’ultima curiosità: qui ebbe i natali Frederic Bartholdi l’ideatore e costruttore della Statua della Libertà di New York.

La chiesa di San Martino a Colmar

L’insegna di una macelleria

La Petite Venise di Colmar

L’Ancienne Douane a Colmar

La Petite Venise a Colmar

La Petite Venise a Colmar

Verso la Route des Cretes

Mentre torno alla moto, immagino quale brulicare di persone ci sarà fra qualche ora a Colmar; orde di persone all’assalto di pasticcerie, panetterie, ristoranti e bistrot, negozi di souvenir e di ogni altro angolo del centro. Non oso pensare a cosa sia Colmar nei giorni di Natale quando tra queste vie si terrà il mercatino. Accendo il motore soddisfatto della mia incursione, anche se avrei voluto dedicare un po’ di tempo alla celebre Pala d’Altare e alla visita del chiostro della chiesa dei Domenicani.

Uscendo da Colmar imbocco la D417 con direzione Munster (sede della Maison du Parc Naturel Régional des Ballons des Vosges) proseguo verso la Route des Cretes che mi condurrà sul Col de la Schlucht, a quota 1139 mt.slm. Si tratta di uno dei principali colli del Massiccio dei Vosgi e separa la valle alsaziana della Fecht dalla valle lorenese della Meurthe. La vista che si gode lungo l’itinerario fa pregustare l’incanto di ciò che mi aspetta quando percorrerò la strada delle creste. Il colle è una rinomata località turistica, tuttavia a quest’ora del mattino incontro poche persone. Arrivato al parcheggio posto sulla sommità del colle de la Schlucht, noto un disegno dedicato ai motards. Si tratta di una brasserie, così mi avvicino per prendere il caffe. Il titolare, molto simpatico, mi annuncia festoso che sono il primo motard della giornata e quindi mi offre la prima tazzina  di “petit caffè”.

La route des Cretes verso il Col de la Schlucht

La Brasserie de la Schlucht

La Brasserie de la Schlucht

Il Col de la Schlucht

La Brasserie de la Schlucht

I Grand Ballons d’Alsace

Le Grand Ballons d’Alsace

Le Grand Ballons d’Alsace

La Route des Cretes

Le Grand Ballon d’Alsace

Le carovane di motards sulla Route des Cretes

Dopo aver scambiato due chiacchiere col simpatico titolare della brasserie riprendo la strada la D 430 con direzione Markstein, minuta località turistica all’interno del Parc Naturel Régional des Ballons des Vosges. Inizio a vedere qualche pilota francese che a bordo di leggere naked affrontano la strada come se fosse una pista. In effetti, il percorso non presenta curve particolarmente difficili e il manto stradale è quasi perfetto. Io proseguo con un’andatura lenta che mi consente di cogliere tutte le bellezze naturali del luogo. Guido però tra potenti raffiche di vento che ogni tanto mi fanno ondeggiare. In lontananza vedo qualche MTB lungo i facili sentieri dei Ballons e anche qualche escursionista che fa trekking verso i rifugi in quota.

E’ un territorio incredibile, le montagne, non molto alte, hanno le cime arrotondate coperte da pascoli e alpeggi d’altura, circondati da boschi,  abeti e faggi; il cielo è azzurro intenso macchiato da nuvole bianche. Lungo la strada è facile imbattersi in recinti con all’interno possenti cavalli da tiro alsaziani e bovini. Giungo al Grand Ballon, sulla sommità del colle numerose pattuglie di motard si concedono una sosta ristoratrice. Anch’io mi fermo per curiosare in giro, poi riprendo la D431 che mi condurrà in valle verso la cittadina di Thann.

La Route des Cretes verso Thann

Le piccole strade della pianura alsaziana

Lasciati i grandi spazi selvaggi dei Ballons mi ritrovo in pianura, nei pressi di Thann il traffico torna ad essere intenso; trovo una strada laterale che porta verso piccoli paesi di campagna. Torna d’incanto il silenzio e i panorami si fanno nuovamente ricchi di boscaglie e campi. Mi trovo sulla D466 che mi porterà ancora in quota sulla strada delle Creste. Lungo strada incontro dei ciclisti che affrontano la salita che conduce al Barrage d’Alfeld, una diga artificiale ha costituito un bel lago meta di vacanzieri che vengono qui per passeggiate e pic-nic.

Abbandono i Ballons per scendere verso la valle della Mosella nella Lorena, percorrendo la D465 mi ritrovo a Saint Maurice sur Moselle, quindi a Fresse poi seguendo la D486 vero Cornimont e a la Bresse dove svolto a destra per la D34 per concludere l’anello che mi porterà nuovamente sul Col de la Schlucht.

Le Barrage d’Alfeld

La Bresse, Lorena. Una composizione ricorda una festa di paese

Verso il Col de la Schlucht

Questa volta la Schlucht appare molto più frequentata rispetto il mio primo passaggio, questa volta dirigo per la D61 che mi porterà prima sul Col de Calvaire e quindi sul Col de Bonhomme. La musica non cambia, belle strade curve serpentine e una sinfonia di paesaggi riempiono la mia vista. Ormai è pomeriggio, decido di scendere verso la pianura coperta da immensi vigneti che dall’alto disegnano mille forme geometriche. Scendendo di quota la temperatura sale, quando raggiungo l’abitato di Kayserberg decido di fermarmi. Faccio ingresso da monte e attraverso tutto il centro storico del borgo, che a quest’ora del pomeriggio è pieno di visitatori seduti ai tavoli delle brasserie. Kayserberg è una sorpresa; si tratta di un borgo edificato per volere dell’imperatore Federico II di Svevia, attraversandolo si respira un’atmosfera medievale, lungo le stradine del centro si ergono architetture maestose e angoli pittoreschi. Kayserberg è uno tra i più bei borghi dell’Alsazia, è collocato sulla ‘strada dei vini’. Il paese è un gioiello di rara bellezza, incastonato tra vitigni pregiati, tra i quali il rinomato Pinot Grigio. Il centro abitato è dominato dalla presenza di un antica fortezza. I negozi, disseminati lungo la via centrale, offrono prodotti dell’artigianato locale e prodotti agricoli. Per strada si diffondono i profumi delle boulangerie e delle pasticcerie.

Le case a graticcio di Kayserberg

Una vetrina con i prodotti tipici dell’artigianato locale

Il ponte fortificato di Kayserberg

La fortezza di Kayserberg

Le insegne tipiche dei vecchi borghi alsaziani

Una vetrinetta dei vini prodotti in questa zona dell’Alsazia

Guardo stupito intorno a me, ogni angolo del borgo mi regala un particolare da osservare: tetti, balconi e finestre, vetrine ed insegne. La gente proveniente dalla vicina Germania e dalla Francia si mescola continuamente in un allegro brusio. Riparto, ormai è tardi devo trovare una sistemazione per la sera. Lungo strada, in una aiuola fiorita, fa bella mostra di sè un carro armato Sherman, che mi ricorda come tutta la gente vista in precedenza non molto tempo fa era divisa da ideologie differenti e dalla guerra. Percorro la strada del vino attraversando diversi paesi tra i quali Mittelwihr e Riquewihr, infine arrivo ad Hunawihr, un piccolo borgo immerso tra dolci colline ricoperte da vigneti. La borgata è dominata da un’antica chiesa fortificata che si trova sul colmo di una collina ai margini del villaggio, che ospita, tra l’altro, un centro di reintroduzione delle cicogne e un giardino con una voliera di farfalle esotiche.

I vigneti di Hunawihr

Hunawihr e le sue antiche fontane

Il centro storico di Hunawihr

Le case di Hunawihr

Alleggerisco la moto scaricando i bagagli; per fortuna dopo aver cercato invano una camera nei paesi della strada del vino trovo un posticino in una Chambre d’Hotes a Hunawihr. La padrona di casa è una simpatica signora che mi dice di trovarsi più a suo agio a parlare in dialetto con i turisti tedeschi che in francese con me. In effetti il dialetto alsaziano ha origini germanofone e si tratta di un retaggio delle turbolente vicende storiche della regione. Il buio tarda a venire a queste latitudini; ne approfitto per visitare gli altri borghi della strada del vino. Ripercorro parte della strada fatta in precedenza per vedere la grande pressa esposta nel cortile di una cantina vitivinicola a Bennwihr. Mi sposto a Riquewihr un delizioso paese immerso nelle dolci colline alsaziane ricoperte da vigneti infiniti. E’ un borgo medievale ed è definito la “Perle du vignoble alsacien”, tra le sue mura antiche conserva ancora le atmosfere e le architetture di un tempo. Le caratteristiche strade sono costellate dalle maisons a colombages costruite tra il 13° e 18° secolo, sono un invito a perdersi per cogliere i tanti particolari che questa cittadina offre ai turisti, da vedere anche la torre “Dolder” la porta della città del 13° secolo.

Il villaggio fiorito di Bennwihr

La strada del vino a Bennwihr

Un’antica pressa in mostra nel piazzale di una cantina di Bennwihr

I vigneti che circondano la charmante Riquewihr

Riquewihr, una maison à colombage

I vigneti pregiati circondano il borgo di Riquewihr

I profumi della gastronomia alsaziana

Cose buone alsaziane

Le mura fortificate di Riquewihr

Le classiche finestre addobbate dei borghi alsaziani

Ancora uno sguardo sui vigneti alsaziani

La grande fontana del leone d Riquewihr

Sono luoghi deliziosi, ricchi di suggestioni e imperdibili se si viene da queste parti, ma anche la gastronomia la fa da padrone; lungo le strade i tipici negozi che espongono i prodotti tipici si alternano con ristoranti e bistrot. Però non mi trattengo e preferisco tornare alla moto per visitare un altra perla alsaziana il borgo di Ribeauville situato pochi chilometri più a nord. Si tratta di un’antica cittadina medievale posizionata tra i vigneti alsaziani. All’esterno del villaggio sono parcheggiate numerose corriere e il viavai di automobili mi fa comprendere come Ribeauville sia uno dei luoghi più amati dai turisti. Il borgo rappresentava un punto strategico militare nel medioevo, infatti sulle colline circostanti e nei dintorni furono eretti dalla famiglia Ribeaupierre, dalla quale il borgo prende il nome, tre castelli: il castello di St-Ulrich, il più vecchio e il più importante dei tre, il castello Girsberg e il castello Haut-Ribeaupierre. La città era fortificata per motivi difensivi e per tale motivo era stata eretta dalla corporazione dei macellai la ”Tour des Bouchers”. Simbolo della città è il pifferaio di Ribeauville la cui figura viene evocata sulle insegne dei negozi e sui cartelloni e dépliant turistici. Girando per le strette stradine incontrerete la Maison Pifferhus, quella che, una volta, era la casa abitata dai menestrelli e dagli artisti di strada.

I signori di Ribeauvillé erano considerati nel medioevo i “re” dei menestrelli e dei trovatori d’Alsazia. Si narra di un pifferaio disperato per aver perso il suo strumento che ebbe la fortuna di incontrare uno dei signori del borgo, che gli regalò una borsa di monete. Il pifferaio in segno di riconoscenza si recò al castello capeggiando un corteo suonando un piffero d’oro. Lo seguivano gli appartenenti alla corporazione degli artisti ambulanti: suonatori di trombe, ghironde e tamburi, menestrelli, domatori di orsi e scimmie. In segno di gratitudine per la sua generosità gli artisti vollero nominarlo re. La leggenda viene rappresentata ancora oggi la prima domenica di settembre, con un grande corteo folkloristico di musica medievale. Oggi la maison Pifferhus è divenuta una deliziosa e piccola Winstube molto apprezzata dai turisti.

A Ribeauville, ma anche negli altri villaggi della Route des Vins, sarà facile imbattersi nelle amate cicogne che si trovano, solitamente, nei nidi posti sui tetti più alti di case, chiese torri e alberi. La cicogna è l’animale simbolo di tutta l’Alsazia, sono considerate da sempre portatrici di buone novelle e per questo fanno parte del folklore della regione.

Il pifferaio di Ribeauville

Le cicogne di Ribeauville

La torre des Bouchers a Ribeauville

I blasoni che colorano le vie del centro di Ribeauville

Il centro di Ribeauville

Rientro verso il mio alloggio, approfittando degli ultimi momenti di luce faccio una passeggiata lungo le strade di campagna che costeggiano i vigneti. Con un po’ di sorpresa faccio un lieto incontro con una cicogna che si aggira tra i filari di una vigna. A Hunawihr questi incontri sono frequenti; qui ha sede il Centre de Reintroductione des Cicognes, è il luogo ideale per chi volesse vedere questo splendido animale in libertà. Io interpreto questo incontro come buon auspicio per il mio viaggio che è solo all’inizio. Proseguo la passeggiata risalendo il sentiero che conduce all’antica chiesa fortificata dedicata a St Jaques le Majeur. Il nome del piccolo villaggio è dedicato a Santa Huna che durante un periodo di scarso raccolto fece sgorgare vino dalla fontana del borgo. Più probabilmente si trattava della moglie del signore del borgo che trascorse la vita aiutando le famiglie più povere di Hunawihr.

Una cicogna del Centro di reintroduzione di Hunawihr

La chiesa cimiteriale fortificata di Hunawihr

L’insegna di una cantina di Hunawihr

Ormai è giunta sera e la luce del giorno lentamente lascia spazio alle ombre della sera. Il cielo è coperto da nuvole pesanti, la titolare della Chambres d’Hotes mi ricorda che in Alsazia spesso accade che la sera cada un po’ di pioggia e mi rassicura per la giornata di domani. Purtroppo le previsioni viste da casa prima di partire promettevano tempo instabile con piovaschi diffusi per il giorno seguente.

La mattina il cielo è cupo ma non piove. L’aria è umida e pesante la sensazione è quella che la pioggia non dovrebbe tardare molto. Infatti poco dopo inizia a scendere una pioggerella fine ma insistente che mi accompagnerà per buona parte del percorso. Lancio uno sguardo alle colline vicine avvolte da grandi nubi velate. Per fortuna avevo studiato un piano B per questa giornata, così anziché affrontare nuove curve sulla Route des Cretes punto verso la pianura, con direzione Marckolsheim, dove ha sede il memoriale museo “Casamatta 35-3″, dedicato alla Linea Maginot del Reno. Nella zona antistante la casamatta si trovano esposti alcuni mezzi militari alleati della II guerra mondiale; ancora una volta rifletto su quanto questa regione così bella ha dovuto subire in seguito agli eventi bellici e sui forti contrasti che vengono proposti: da una parte la gente di diversa nazionalità passeggia insieme brindando con i prodotti del territorio dall’altra simboli di morte e sofferenza.

Verso Marckolsheim

La strada verso Marckolsheim

Il mio equipaggiamento hight-visibility in caso di pioggia

Il memoriale dedicato alla Linea Maginot a Marckolsheim

Un carro Sherman esposto nel museo-memoriale di Marckolsheim

Un pezzo dell’artiglieria pesante alleata

La chiesa di San Giorgio

Selesat, eglise del Sainte Foy

Il maltempo non da tregua, il cielo resta coperto e pioviggina. Mi dirigo verso la città di Selesat, un altro bel centro alsaziano. Trovo facilmente parcheggio in centro; a quest’ora del mattino e forse a causa del brutto tempo non c’è movimento di turisti e la cittadina si presenta dormiente e immobile. Anche i negozi sono chiusi, le uniche persone che mostrano un po’ di vivacità operosa sono un gruppo di ambulanti che allestiscono un mercato, ma anch’essi scrutano il cielo con perplessità. La pioggia concede un attimo di pausa e mi consente di fare una passeggiata per il centro. Dura poco, la pioggia ridiventa insistente. Decido che non vale la pena proseguire la passeggiata, riprendo la moto e riparto. Trovo quasi subito le indicazioni per la mia prossima tappa: il castello di Haut-Koenigsbourg eretto nei pressi del paese di Orschwiller. Il castello si trova in posizione strategica a circa 800 mt/slm, è uno dei siti turistici più visitati di Francia. Eretto nel corso del XII secolo, questa possente fortezza aveva il compito di sorvegliare il ricco territorio sottostante. Infatti, fin dal passato questa regione era rinomata per la produzione del vino e del grano e per l’estrazione dell’argento e del sale. Distrutto durante la guerra dei Trent’anni, venne recuperato per volere di Guglielmo II di Hohenzollern, imperatore di Prussia e Germania allo scopo di realizzare un museo e per farne il simbolo dell’annessione dell’Alsazia alla Germania. Ora che questo capolavoro dell’architettura medievale è diventato nuovamente francese, questo restauro pare sia uno scherzo del destino La visita al castello dura circa due ore durante le quali si attraversano alcune significative sale degli appartamenti riccamente decorati con affreschi, mobili rinascimentali ed enormi stufe in maiolica. Una stanza è dedicata all’esposizione della collezione di armi d’epoca medioevale; tuttavia si potranno osservare solo due armature diverse picche, lance e alcune balestre; a mio parere questa esposizione è limitata se paragonata alla mole ed al fasto del castello e dei locali visitati. Durante il percorso si possono osservare da vicino alcune formidabili armi da fuoco, tra le quali un bel cannone, esposte in cima a delle torri. Questa enorme fortezza domina dalla sua invidiabile posizione tutta la piana d’Alsazia; dalle torri si gode una vista insuperabile sui monti Vosgi, sul fiume Reno e sulla Foresta Nera. Insomma il costo del biglietto vale sicuramente la sosta.

Orschwiller, il castello di Haut-Koenigsbourg

Orschwiller, il castello di Haut-Koenigsbourg

Uno dei cannoni esposti nel castello di Haut-Koenigsbourg

Il mulino del castello di Haut-Koenigsbourg

Il panorama offerto dai bastioni di Haut-Koenigsbourg

Terminata la visita ritorno alla mia motocicletta che nel frattempo è stata circondata dalle moto di altri motards, dalle targhe ne riconosco la provenienza: Germania, Olanda, Inghilterra e, ovviamente, Francia. Il cielo è ancora grigio ma fortunatamente si intravvede qualche squarcio di azzurro. Se da un lato la pioggia rende l’atmosfera un po’ uggiosa è pur vero che la temperatura è scesa di qualche grado; riprendere il viaggio sulle strade dei colli affrontando le ripetute curve e controcurve e i continui saliscendi è sempre entusiasmante. Guido alla volta del paese di Liepvre, quindi seguo le indicazioni per il Col de Fouchy e proseguo verso gli altipiani di Champ du Feu, il cui colmo è sormontato da una torre di osservazione, l’immagine di questa torre vissuta ricorre spesso sulle cartoline e sulle locandine turistiche.

La torre osservatorio di Champ du Feu

I boschi di abeti a Champ du Feu

La strada è scorrevole e mi conduce verso il bel tempo, il panorama montano si illumina; boschi e pascoli si colorano delle più sgargianti tonalità di verde. Mi rendo conto in questi istanti di quale meravigliosa passione mi avvolge. Mi trovo d’un tratto nei pressi di una grande vela di cemento, la cui punta emerge da una grande siepe. Di fronte, in un’area sosta, vedo un carro di ferro con imponenti ruote di metallo. In un attimo la beatitudine che mi aveva accompagnato fino a qui scompare all’improvviso. Senza rendermene conto sono arrivato a “Le Struthof”, l’unico campo di concentramento allestito dai nazisti sul suolo di Francia conosciuto come il campo “KL-Natzweiler”. La strada che ho percorso per arrivare a Natzweiler-Struthof è stata un balletto di curve ma quel balletto sinuoso si interrompe. Arrivando qui si resta immobili come l’atmosfera che si respira. Il Lager si mostra con timore, appare invisibile dietro la coltre della siepe. I pensieri si fermano, come ogni cosa in questo luogo, un luogo di morte di uomini e di umanità. Ogni cosa è ferma avvolta da un silenzio che urla. A parlare sono i ricordi, le baracche, le croci, gli angoli che hanno visto le pene di uomini inermi. Sulla strada giace fermo immobile nella sua pesantezza, non solo di metallo, un carro di ferro a forza motrice umana per la frantumazione di pietre di granito rosa.

Il memoriale di Le Struthof – Natzweiler

Il campo “KL-Natzweiler”

La schiacciasassi

Le indicazioni presenti sul Col du Donon

Il motore della mia moto romba potente e abbandono il pesante silenzio del campo; questo silenzio percorre con me molti chilometri risvegliando ricordi legati a “Necropoli” di Boris Pahor, un libro che molti dovrebbero leggere. Lentamente la mia attenzione si scolla da quanto vissuto per afferrare curve e cartelli. La strada apre la mia mente e seguo la strada verso il Col du Donon. Il maltempo ha modificato i miei piani. Ma la scelta di una strada al posto di un’altra mi stuzzica sempre, così dopo aver fatto la conoscenza di un simpatico tedesco che viaggia munito di gps abbandono l’Alsazia e mi tuffo in Lorena. Viaggio tra minuscoli paesi dimenticati dalle folle turistiche delle strade dei vini, questi territori appoggiati al confine alsaziano non godono delle stesse lussureggianti bellezze, tuttavia si aprono alla vista foreste immense interrotte soltanto da campi coltivati.

Scendendo in pianura la temperatura sale di colpo: faccio un paio di soste per dissetarmi e  fortunatamente la prossima tappa non è lontana. Giungo così a Lunéville, che deve la sua fama alla presenza della Petit Versailles, un castello situato al centro della cittadina che ricorda la memorabile residenza dei sovrani francesi. Il castello di Lunéville si presenta con un grande cortile fiancheggiato da due ali dell’edificio; sul retro il complesso si apre sui giardini del Parc des Bosquets. Turisti e residenti convengono in questo parco a passeggiare tra splendidi siepi e prati infiniti un po’ come faceva buona parte della nobiltà nel ’700.

Il Castello di Lunéville

Il Castello di Lunéville

In giro nella Lorena verso Verdun

Gli infiniti pascoli della Mosa nella Lorena

Fa veramente molto caldo, per questo, preferisco tornare alla moto soffermandomi al bar centrale per bere una bibita fresca. Riprendo il cammino verso Verdun. In periferia scorgo  un paio di hotel: dopo un veloce giro in centro prendo una camera e mi godo finalmente una lunga e rilassante doccia. Più si sale al nord più le ore di luce si allungano; i colori intensi del cielo invitano a riprendere la moto per fare una bella passeggiata in centro. Parcheggio nelle vicinanze della sede della Gendarmerie, i poliziotti mi guardano con noncuranza; il parcheggio, non molto ortodosso, non li infastidisce. Colpisce subito la presenza della Mosa, il grande fiume che attraversa Verdun; nel suo tragitto cittadino sono ormeggiate imbarcazioni di forme molto differenti. Il fiume ha un corso pacato che permette ad alberi e palazzi di riflettersi nelle sue acque, che vengono agitate da un forte getto d’acqua sparato verso cielo. Sulle banchine antistanti i giovani di Verdun si ritrovano nelle brasserie mentre qualche anziano signore passeggia lungo le quai de Londres; una targa di marmo apposta sul muro di una casa spiega che grazie agli inglesi la cittadina è rinata dopo la guerra; questo è il motivo per il quale la banchina porta questo nome.

Verdun, la Mosa. Sulla destra le quai de Londres

La cattedrale di Notre-Dame a Verdun

La targa posta nei pressi dell’incrocio di rue Beaurepaire

Il mattino seguente faccio rotta per i campi di battaglia del conflitto del ’14 – ’18, una decina di chilometri dalla città. Per giungere sui luoghi della memoria le  strade D112 e D913 attraversano un paesaggio avvolto da una folta boscaglia; il clima uggioso rende la visita di questi territori particolarmente toccante. Lungo la strada si incontrano piccole lapidi e monumenti commemorativi che sembrano anticipare quello che vedrò poco più avanti. Incontro il monumentale asettico memoriale di Verdun, dove spiccano i cannoni dipinti di bianco e le bandiere di Francia e Germania una a fianco all’altra, come spesso noterò durante questa visita. Fa impressione vedere ai lati della strada il terreno ancora profondamente scosso dai colpi dell’artiglieria; la verde erba dei campi non riesce a maschera le ferite della terra a distanza di quasi cent’anni. Parcheggio la moto nei pressi dell’Ossario di Douaumont e proseguo a piedi camminando tra migliaia e migliaia di croci perfettamente allineate. Una scolaresca francese in visita non riesce a tenere a freno l’estro della gioventù; le loro voci, in qualche modo, ricordano che quelle croci appartengono ai soldati che hanno combattuto per la libertà di questi ragazzi. Visito i campi di battaglia, dove resistono ancora alle intemperie ed al tempo, i resti delle casematte e di piccole fortificazioni smembrate. Mi soffermo alcuni istanti ad osservare questi monumenti frantumati il cui scheletro di tondini di acciaio appare come un gomitolo di lana disfatto dal gioco di un gatto. Se così oggi appare quella che doveva essere una linea invalicabile cerco di immaginare cosa fosse rimasto dell’umanità costretta in trincea.

Ritorno sui miei passi, seguendo i sentieri tra boscaglie e radure, riprendo la moto per visitare il vecchio paese: di ciò che qui sorgeva prima dei furiosi attacchi, oggi restano soltanto dei paracarri che ricordano, con una scritta, che lì c’era una scuola, una famiglia, un negozio. Proseguo il giro della memoria a tappe; è la volta del forte di Douaumont: anch’esso mostra i segni dei violenti bombardamenti che precedettero gli attacchi scatenati dal nemico.

Infine visito, poco distante, un altro mausoleo che ricorda il sacrificio di due compagnie sepolte all’interno delle loro trincee dallo scoppio delle granate nemiche. Oggi dalle trincee spuntano solo delle croci ma dalle guide apprendo che una volta spuntavano anche le baionette di tante vittime. Il luogo è conosciuto come Tranchee des Baionnettes (trincee delle baionette).

I cartelli esplicativi dei campi di battaglia del confitto ’15 -’18

L’Ossario di Douaumont, sullo sfondo la torre campanaria alta 46 mt.

Il Memoriale di Verdun

Il campo di battaglia di Verdun ancora segnato dai crateri delle bombe

Le Fort de Douaumont

Le Fort de Douaumont

Le Tranchée des Baionnettes

Il mio pellegrinaggio si ferma qua; il silenzio che sovrasta ogni cosa e le immagini viste non possono non trafiggere il pensiero. Camminare oggi lungo i margini dei crateri, nel mezzo di migliaia di croci, tra le vie immaginarie di un villaggio che non c’è più, mi porta a riflettere sul dramma della guerra, sui quei valori e diritti che nel quotidiano ormai consideriamo scontati.

Il porto fluviale sulla Mosa a Revin

Il villaggio di Rocroi a pochi chilometri dal Belgio. Le mura di Vauban

Mi dirigo verso il Nord, puntando le ruote verso la regione delle Ardenne. Il clima è caldo ma il cielo continua a cambiare, dopo la breve pausa di bel tempo che ha caratterizzato l’ultima parte della mia visita ai campi di battaglia di Verdun ora le nuvole si presentano scure. Attraverso Sedan e dirigo verso la provincia di Charleville-Mézières. Ricordo di aver letto qualcosa a proposito di un piccolo villaggio nelle sue vicinanze. Visito velocemente il borgo di Revin attraversato dalla Mosa e quindi punto verso il borgo fortificato di Rocroi. Il centro storico del villaggio è veramente piccolo racchiuso tra i possenti bastioni a forma di stella realizzati su disegno dell’immancabile Vauban. Dopo una breve visita, riprendo la strada sotto una leggera pioggia. Attraverso ancora belle strade, adagiate tra le colline che fanno da contorno a campi lavorati e verdi pascoli. In fondo alla valle si scorgono canali, chiuse e la Mosa; senz’altro un bel territorio. Macino chilometri e velocemente arrivo in prossimità di Saint Quentin. Imbocco la via in salita che mi porta nei pressi del centro storico alla ricerca di un albergo. Il centro si rivela troppo costoso così preferisco scendere nella zona sottostante dove trovo una buona collocazione. Lascio la moto nel parcheggio antistante; ho la camera proprio al di sopra. In tutti le mie precedenti esperienze di mototurismo in Francia non ho mai avuto problemi lasciando la moto in un parcheggio esterno. Ho ancora qualche ora di luce così approfitto per visitare il centro dove svetta il gotico Hotel de Ville e la Basilique de Saint Quentin, risalente alla fine del XII secolo. La città mostra dal punto di vista architettonico l’avvicendarsi di diverse epoche: dal gotico all’art déco. Durante l’ultima grande guerra la città è stata quasi interamente distrutta e molti edifici sono opera di un recupero volto a conservarne lo stile.

Saint Quentin è forse maggiormente conosciuta perchè sede della partenza della storica gara ciclistica “Paris Roubaix”. Questo è infatti uno dei motivi per i quali ho scelto questa via per risalire verso il nord: ripercorrere alcuni tratti del celebre percorso attraversando le “temibili” stradine di pavée.

Saint Quentin: città d’arte e di storia. L’Hotel de Ville

La piazza Hotel de Ville a Saint Quentin

Ieri ho letto e riletto la cartina della corsa in linea e le schede di classificazione dei settori in pavée confrontandola con la mappa stradale a mia disposizione. Questi settori, che han fatto la storia di una delle più famose e dure classiche in linea del ciclismo, sono tratti di stradine secondarie interne posti tra le campagne. Quelli più noti per l’estrema difficoltà nel percorrerli e che da sempre decidono le sorti della gara sono le ”Carrefour de l’Arbre”, il cui tratto in pavéè è collocato tra i comuni di Gruson e Camphin en Pevele e la “Foresta di Arenberg”. Questo settore viene anche chiamato Trouée d’Arenberg o Tranchée de Wallers-Arenberg, si trova nel comune di Wallers. Un ultimo tratto, tra i più duri della gara è quello di “Mons-en-Pévèle”.

La mattino parto presto in direzione Bohain en Vermandois percorrendo la D8, quindi faccio rotta verso il villaggio di Troisvilles dove trovo quasi immediatamente il tratto di pavée. Si tratta di un settore breve ma comprendo subito dalle forte vibrazioni quale sforzo devono compiere i ciclisti. Mi fermo e scatto due foto. Ovviamente non sono alla Parigi Roubaix e terminato il settore mi domando, giunto ad un incrocio, quale sia la strada da seguire. Dalle cartine che ho a disposizione cerco qualche indicazione. Mi ritrovo casualmente a passare nei villaggi di Viesly, Quievy e di Saint Pyton; tutti sede di un settore di pavéè. Comunque girare a caso mi piace, osservo il lato del paesaggio più rurale, attraverso paesi dove le case hanno aspetto depresso come la tinta di rosso dei loro mattoni.

Il tempo scorre veloce: così decido di dirigermi a Wallers per cercare la “Foresta di Arenberg” per proseguire per il “Carrefour de l’Arbre”. Penso che questi settori così noti saranno sicuramente indicati: solo quando sarò tornato a casa mi accorgerò che ho mancato la foresta di poco. Il tratto di pavée, il cui nome ufficiale è Dreve des Boules d’Herin (il passaggio delle betulle di d’Harin) attraversa anche la zona mineraria di Wallersresta ma è aperto solo per la gara al fine di preservarlo. Proseguo, quindi, in direzione di Saint Amande les Eaux e da lì per Roubaix. Nei pressi del borgo di Cysoing individuo la sagoma del ristorante de l’Arbre. Sono giunto finalmente al Carrefour de l’Arbre.

Il settore in pavée di Troisvilles

Le Carrefour de l’Arbre

Panorami di Francia, sulla strada verso Amiens

Mi fermo nei pressi del ristorante, noto che si tratta di un luogo molto “gourmand” come direbbero i francesi, pertanto, non mi fermo, decido di affrontare uno dei tratti decisivi per la vittoria della Paris-Roubaix. Il selciato appare in buone condizioni anche se le vibrazioni sono più forti rispetto al tratto precedente. Percorso qualche centinaia di metri mi accorgo che il fondo comincia a modificarsi: una schiena d’asino si solleva al centro della strada, alcuni blocchi di pavée mancano scoprendo insidiose buche. L’andatura tormenta la moto che balla e vibra risuonando di sinistri scricchiolii. L’approccio col pavèe si dimostra realmente ostico. Qui viene sollecitato tutto dalle articolazioni umane ai mezzi meccanici. Il settore pare non finire mai ma per fortuna intravvedo le case di Camphin en Pevele. Direi che l’assaggio dei cubetti di pavée, per me, può bastare.

La cattedrale di Notre Dame di Amiens

Uno dei magnifici portali della cattedrale di Amiens

Uno dei canali di Amiens

I sobbalzi del pavée ormai sono distanti, la moto si sposta dalla Regione del Nord Pas de Calais a quella della Picardia: sono giunto nel dipartimento della Somme. Per un appassionato delle grandi chiese gotiche come me è un territorio prezioso e subisco il richiamo della cattedrale di Notre Dame ad Amiens. E’ la più grande cattedrale di Francia, scampata alla Rivoluzione Francese e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale: il suo spettacolo maestoso, le grandi navate, le vetrate, il labirinto costruito nella navata centrale, simile a quelli presenti nelle cattedrali di Reims e Chartres e la bibbia di pietra costituiscono indubbiamente un capolavoro che merita. Amiens è una vivace cittadina universitaria, con spazi godibili e un dedalo di canali che l’attraversano. Una particolare attrazione sono gli Hortillonnages e Hortillons visitabili con una gita sulle barche “a corno” con fondo piatto. Si tratta di una fitta trama di piccoli giardini circondati dall’acqua. L’atmosfera da fiaba che regala Amiens prosegue visitando il quartiere di Saint Leu, illuminato da tanti locali notturni.

La campagna dell’Alta Normandia

Dopo la passeggiata per le stradine di Amiens riprendo la moto e faccio rotta verso la Manica. Guido attraversando campagne e villaggi mantenendo un’andatura veloce. Anche se vorrei fermarmi cerco di macinare chilometri; la mia intenzione sarebbe quella di dormire in un paese sulla costa. Le campagne assomigliano a un mare verde; il vento dell’Oceano muove il grano come fosse un’onda. Il paesaggio piatto viene interrotto dalle grandi bianche pale eoliche che contrastano con il blu del cielo. In lontananza intravedo delle strisce di colore blu cobalto; sono arrivato sulla manica. Da Dieppe mi dirigo su strade interne verso Fecamp. Ormai si è fatto tardi così decido di fermarmi in un piccolo paese sulla costa. Arrivo a Saint Valery en Caux.

Il villaggio non è grande ma nel suo porto trovano riparo un discreto numero barche. Parcheggio nelle vicinanze del crocevia principale. Do uno sguardo in giro; noto diversi esercizi chiusi, si tratta di brasserie e negozi di souvenir. La stagione turistica non è ancora cominciata ma a breve le strade e la spiaggia si riempiranno di villeggianti festanti. L’aria del mare porta con sè una gradevole frescura che mi risveglia dal torpore dei miei pensieri. Risalgo una via del villaggio dove sono indicate alcune strutture ricettive, attira la mia attenzione una casa completamente ricoperta dall’edera: è l’Hotel Henri IV. Il proprietario è ben felice di accogliermi nell’ultima stanza libera. Il titolare è un appassionato di moto, ne nasce una bella conversazione: mi chiede informazioni sul mio viaggio e parliamo di moto storiche e di quelle che ha posseduto; da ultimo mi avverte di fare attenzione agli autovelox che sono posti un po’ ovunque. Al momento di saldare mi fa lo sconto sulla tariffa. Sulle rive della Manica il sole sembra non voler tramontare mai. Mi accorgo che i pochi ristoranti aperti si sono, nel frattempo, affollati di persone. La mia attenzione viene attirata da una pizzeria dove ricorre ovunque l’immagine della Vespa e la tenda parasole reca il tricolore italiano: stasera mangerò una buona pizza.

Il porto di Saint Valery en Caux

L’albergo Henry IV a Saint Valery en Caux

La mattina mi sveglio di buon umore, la luce luminosa che entra in camera è il preludio di una bella giornata; l’ideale per percorrere la fantastica costa normanna. Saluto Enrico, il titolare dell’albergo, che continua i suoi racconti anche durante la colazione. Io però devo prendere il largo: carico i bagagli e parto alla volta di Etretat. Mentre percorro la D79 un’ombra scura compare tra i campi verdi; è la siluette del sito di Paluel, la centrale nucleare che si erge minacciosa in forte contrasto con la natura circostante.

Mi perdo tra piccoli villaggi fioriti e all’ombra dei fitti boschi che attraverso. Durante la guida non mi curo di capire dove mi trovo con esattezza guardando la mia cartina stradale. In questo viaggio, ho visto il paesaggio mutare tante volte, la campagna coltivata in maniera differente a seconda delle latitudini e le abitazioni mostrando molteplici aspetti, eppure il senso di spazio e di semplicità rapiscono le mie sensazioni.

Ad un bivio scelgo di seguire la strada che porta verso la costa: arrivo a Veulettes-sur-Mer, un piccolo villaggio in origine di pescatori adagiato sul mare posto al riparo della falesia di Catelier. Il paese ospita ancora le vecchie case dei pescatori con i tetti in paglia, le cosiddette chaumières, quelle dei primi turisti, riconoscibili dal tetto di ardesia, che arrivarono qui a cavallo del secolo scorso ed, infine, i capanni destinati nel dopoguerra alle famiglie bisognose della salubre aria marina.

Le bianche falesie della “Costa d’Alabastro” a Veulettes-sur-Mer

Seguendo la D68, una stradina interna, mi ritrovo a Saint Martin aux Buneaux. Ho bisogno di acquistare dei francobolli per spedire alcune cartoline così vedo l’insegna delle poste e mi fermo; entro in un piccolo market di paese. Al banco un giovane francese intrattiene scherzosamente i suoi clienti che se la ridono beatamente. Quando arriva il mio turno mi rivolge un sacco di domande: da dove vengo, dove vado cosa ho visto. Si chiama Filippo mi racconta che è stato in vacanza in Italia e che anche lui, in gioventù, possedeva una moto. Esce a guardare la mia e mi regala una penna di quelle pubblicitarie; Le panier Sympa, il panettiere simpatico. Riparto pensando a quanta bella gente ho incontrato lungo il viaggio e penso a quanto lontana dalla verità sia l’immagine di gente antipatica e poco gioviale che talvolta abbiamo dei francesi.

Il Plateau de Caux, sia lungo la  famosa “Costa di Alabastro”, sia nelle campagne interne, dove si possono ammirare le tipiche “Chaumières”, è un territorio che offre differenti scorci di rara bellezza; attraversandolo mi convinco di aver disegnato un itinerario insolito rispetto le solite mete tracciate dai mototuristi. Riprendo il viaggio tralasciando a malincuore la cittadina di Fecamp consapevole che avrebbe meritato una sosta per visitare il prezioso “Palazzo Benedettino” in stile gotico. Proseguo e punto su Etretat, uno dei luoghi più rinomati della Senna-Marittima. Quello che fu un villaggio di pescatori oggi è divenuto un importante centro balneare, adagiato tra le alte falesie naturali di gesso bianco a picco sul mare che variano di colore secondo le ore del giorno. Le suggestioni che queste scogliere generano sull’anima han fatto sì che molti artisti, scrittori e pittori, venissero qui ad ispirarsi per le loro opere. Sono soprattutto i grandi pittori dell’impressionismo francese, Monet e Courbet, che hanno trasposto queste verticalità selvagge sulla tela. Le falesie si distinguono in Falaise d’Amont e d’Aval. Da quest’ultima spicca verso il mare una lingua di roccia, la Porte d’Aval, che in parte nasconde l’enorme faraglione dell’Aiguille. Va poi ricordata la Manneporte (Magna Porta), ovvero il nome dell’arco naturale più grande di Etretat, sulla falesia di Jabourg. Dalla falesia d’Amont si gode di un incredibile panorama; poco distante si trova l’Aiguille de Belval. Dopo essermi alleggerito, mi reco a piedi sulla sommità della Falaise d’Aval: è uno spettacolo incredibile, il bianco della falesia si integra perfettamente con il verde brillante dei prati e con l’intenso blu marino; un’incredibile tavolozza di colori. Il mare si frange sulle coste, il vento sibila tra le rocce mentre i gabbiani tagliano quel che resta del silenzio con i loro striduli versi.

Etretat, la Falaise d’Aval

Etretat vista dal campo da golf sulla Falaise d’Aval

La Falasie d’Amont vista dalla Falaise d’Aval

A Etretat trascorro mezza giornata; il panorama, il profumo del mare e la presenza dei pochi turisti rendono questo un luogo incantevole; faccio fatica a convincermi a riprendere la strada: ormai sono giunto al giro di boa di questo viaggio ed è ora di puntare la prua della mia nave verso casa. Torno in sella e guido alla volta di Le Havre per dirigermi verso uno dei luoghi più suggestivi di questa regione. La città portuale, affacciata sulla Manica, è situata sulla riva destra dell’estuario della grande Senna e nonostante il traffico intenso l’attraverso velocemente. Le strade sono affollate di camion e corriere turistiche. Infatti anche se Le Havre possiede uno dei porti più importanti di Francia e d’Europa. Il suo centro storico, ricostruito quasi interamente negli anni successivi alla seconda guerra  è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità quale esempio moderno di architettura e urbanistica. Anche il grande ponte di Normandia che unisce le due sponde della Senna è una forte attrazione; una volta oltrepassato si giunge nella Cote Fleurie, la campagna fiorita dove mare e spiagge rappresentano luogo di culto per i soggiorni balneari avvolti dalle suggestive atmosfere luminose che hanno incantato registi e pittori. A partire dal villaggio di Honfleur si incontrano porticcioli che mostrano architetture da operetta e lunghe spiagge con arenili di sabbia, il cui carattere marinaresco è accentuato dalle tende a righe bianche e blu degli stabilimenti.

Caudebec-en-Caux, Pont de Brotonne

La Normandia è una regione che ha saputo conquistare con le sue coste, foreste e campagne, i monumenti religiosi e luoghi d’arte l’attenzione di milioni di turisti che qui giungono per respirare la natura, la libertà e la voglia di pace in una regione simbolo dell’unità europea.

La strada scorre come un binario piatto, al suo fianco il nastro argenteo del grande fiume francese scorre lento, circondato da un dolce panorama, il cui andamento lieve è interrotto dalla presenza del grande Pont de Brotonne nei pressi di Caudebec-en-Caux all’interno del Parco Naturale Regionale des Boucles de la Seine Normande. Una volta attraversato si giunge in un’oasi di tranquillità assoluta: le strade si restringono per lasciar spazio alla natura e ai ritmi contadini di un tempo.

Il Parco Naturale Regionale des Boucles de la Seine Normande

Le indicazioni degli itinerari da seguire in moto proposti dal parco

La sede del parco delle Anse della Senna Normanna

Le Bac, il tradizionale traghetto per attraversare la Senna

Prendo una stradina sulla mia sinistra senza preoccuparmi di leggere le indicazioni, mi perdo nelle campagne dove tutto sembra fermo. Anche i cavalli e i buoi all’interno delle recinzioni sostano all’ombra degli alberi. Non incontro anima viva. Forse ho raggiunto l’essenza di questo viaggio, lontano dalla frenesia delle strade, e dai rumori delle città, dai  turisti che vagano alla ricerca dell’esotico da poter ricordare; qui la pace e il senso di libertà mi conduce a perdermi senza pensieri e aspettative. Proseguo ancora tra piccole strade attorniato da campi delimitati da staccionate; entro in un bosco infinito, la strada diventa una lama che taglia la foresta di Brotonne. Il mio sogno incantato termina quando scorgo le indicazioni del parco, ma la fantasia corre nel vedere le tradizionali case dal tetto di paglia le “Chaumieres” caratteristiche di questa regione. Mi fermo nella Maison del parco per raccogliere qualche informazione sui circuiti proposti. Dalla Maison partono due itinerari: quello delle case di paglia la “route des chaumieres” che con i suoi 53 km giunge a Marais Vernier e la “route des fruits” di 28 km tra Notre Dame di Bliquetuit e Duclair. Riprendo il mio viaggio seguendo l’itinerario della Route des Fruits. Il mio percorso avverrà su entrambe le sponde della Senna grazie ai Bac, traghetti dal fondo piatto che consentono di attraversare il grande fiume per un centinaio di metri. E’ un viaggio breve che riserva però belle sorprese, rivelando anche splendori medievali come la penisola di Jumièges. Questo sistema di spostamento offre punti di vista differenti sulle bellezze della regione regalando piacevoli sensazioni. Il servizio dei Bac è gratuito ed è assicurato con otto traversate tra Le Havre e Rouen.

L’attraversamento della Senna

Percorro la D65 fino all’imbarcadero, salgo con la moto sul ventre piatto del Bac godendo per alcuni istanti delle rive. Sull’altra sponda riparto con direzione Jumièges un piccolo borgo, nei pressi di Yanville, che conserva le splendide rovine dell’Abbazia di Jumièges, la San Galgano di Francia. Vi si accede pagando un biglietto di ingresso ampiamente ripagato dato che il complesso religioso è senz’altro spettacolare e suggestivo. L’abbazia si mostra possente con una vasta navata a cielo aperto retta da superbi pilastri. La sua architettura è uno degli esempi più importanti dello stile romanico in Normandia

L’abbazia di Jumièges

L’abbazia di Jumièges, il portale e le due torri

La grande navata a tre piani

L’abbazia di Jumièges

Una splendida “Chaumiere” col tipico tetto di paglia

La bellissima Cattedrale di Notre Dame a Chartres

I ruderi della pietra bianca dei muri dell’abbazia esprimono ancora oggi la grandezza e la ricchezza del luogo in un magico contrasto col verde brillante del grande prato che sembra proteggerla. Il tempo scorre velocemente e decido quindi di riprendere il cammino attraversando ancora una volta la placida Senna con il traghetto bianco e rosso. Devo fare attenzione perché sul plateau che ospita il parco non ci sono distributori di benzina così chiedo informazioni. Avrei ancora voglia di esplorare il parco ma preferisco puntare a sud anche perché l’ultima meteo prevedeva un peggioramento delle condizioni. Decido di far tappa per la notte a Chartres la bella cittadina del dipartimento dell’Eure et Loir che ospita la più bella e misteriosa cattedrale gotica di Francia. Arrivo a Chartres nel tardo pomeriggio e cerco una sistemazione per la notte. Al primo tentativo mi spiegano alla reception di un albergo di una famosa catena francese che la cittadina è invasa dai turisti e pertanto sarà difficile trovare un alloggio. Infatti prima di trovare una camera devo darmi da fare ma quando scende la sera trovo un buon posto. Riesco a fare una passeggiata per Chartres al crepuscolo; le pallide luci della sera rendono i contorni di palazzi e chiese indefiniti, avvolti da un’atmosfera un po’ magica. Quando la luce lascia il posto alle prime ombre notturne la magia di Chartres esplode in tutti i suoi colori animati. E’ “Chartres en Lumières” un evento insolito che permette di esplorare la città alla ricerca dei 29 monumenti siti e palazzi sui quali vengono proiettate luci che formano mosaici scenografici e animazioni colorate.

La cattedrale di Notre Dame

Chartres en Lumières 2012 les portails royal

Chartres en Lumières 2012 les portails royal

Chartres en Lumières 2012 Il ponte sull’Eure

E’ uno spettacolo affascinante, una coinvolgente festa popolare ed un modo nuovo scoprire le città che, come Chartres, possiedono un importante patrimonio storico e artistico. La manifestazione raggiunge poi il suo  culmine nel mese di settembre durante la suggestiva Fete de la Lumière, quando il centro storico della città si anima di colori, in un contesto rallegrato da  compagnie teatrali, artisti da strada e orchestre. Rientrando in albergo rivedo nella mia mente tutte le immagini di Chartres illuminata, un evento che nasce da un’idea semplice anche se complessa da realizzare.

Il giorno seguente mi alzo di buon ora per caricare i bagagli sulla moto; per strada non c’è nessuno, tutti dormono. Esco facilmente dalla città e mi dirigo verso Orleans il capoluogo della regione del Centro. La meteo ha fornito delle previsioni incerte, il tempo è instabile perciò indosso il completo antipioggia. Arrivo ad Orleans col grande traffico del primo mattino, tuttavia gli automobilisti francesi sono tranquilli e pazienti. Svolto seguendo le indicazioni per il centro storico, parcheggiando nei pressi della Cattedrale di Sainte Croix. Mi tolgo l’”impermeabile” bagnato e mi godo la vista della superba chiesa gotica. Orleans è famosa soprattutto per la schiacciante vittoria di Giovanna d’Arco sugli inglesi durante la Guerra dei cent’Anni. La pulzella è il personaggio simbolo della città; a lei sono dedicati un museo la “Maison Jeanne d’Arc”, un monumento nella centrale place de Martori e il Festival di Giovanna d’Arco che riporta la città indietro nel tempo.

La cattedrale di Sainte Croix a Orleans

Orleans, Rue Jeanne d’Arc

La città si mostra molto elegante: davanti alla cattedrale si apre un grande avenue intitolato alla pulzella e così spendo qualche minuto per un caffè e una passeggiata tra le vie a guardar negozi. Riprendo il mio viaggio un po’ preoccupato per il tempo; grosse nubi offuscano il cielo per lasciar spazio a momenti di sereno ma l’orizzonte cupo e scuro non promette nulla di buono. L’itinerario di oggi l’ho immaginato seguendo le previsioni viste in tv, mi auguro di aver il tempo necessario per visitare uno dei castelli della Loira. Mi fermo per rimettermi l’antipioggia, ormai guido da tempo in un’oasi di cielo sereno circondato da pesanti nubi cariche di pioggia. Cercando di evitarle guido guardando il cielo anzichè le indicazioni stradali. Non posso evitare, però, di guardare le due imponenti ciminiere della centrale nucleare di Saint Laurent des Eaux.

La centrale nucleare di Sain Laurent des Eaux

Nubi pesanti verso Nevers

Guido un po’ preoccupato; in tv parlavano di forti temporali e vorrei proprio evitarli. Anche se le nubi sono sempre più basse evito il peggio; intanto sono giunto a Nevers in Borgogna. Decido di fermarmi in città per fare due passi. Il tempo concede una tregua così ne approfitto per vedere la cattedrale e il palazzo Ducale. La città è soprattutto la meta di pellegrinaggi; presso il Convento delle Suore di Carità è custodita la salma incorrotta di Bernadette Soubirous, la famosa pastorella di Lourdes.

Una delle torri del Palazzo Ducale di Nevers

Nevers, la cattedrale di Saint Cyr et Sainte Julitte

Il tempo peggiora

Il bel tempo che mi è stato concesso si rivela una chimera sicchè riparto verso sud rincorrendo gli scorci di sereno. Purtroppo le nubi hanno il sopravvento e mi ritrovo in uno dei peggiori nubifragi ai quali abbia assistito. Rallento senza trovare lungo strada un ponte, una tettoia o un qualsiasi riparo per fermarmi. La pioggia continua a cadere incessante, tanto che mi fermo in una piccola area di sosta. Riprendo a guidare ancora mentre la pioggia non accenna a diminuire; per fortuna entro in un paese dove vedo la tettoia di un benzinaio. Mentre mi tolgo l’equipaggiamento la pioggia lentamente perde di intensità per lasciar spazio ad un bel sole. Proprio pazzo questo tempo. Il benzinaio è chiuso così approfitto per asciugare i vestiti fradici. Riparto con calma dirigendomi verso Bourg en Bresse. In serata arrivo in un anonimo paesino della campagna dell’Ain nella regione del Rodano Alpi, mi fermo in un logis dove mi concedo un meritato riposo. Dopo cena approfitto della tranquillità della campagna del dipartimento dell’Ain per fare una passeggiata e godermi i colori del tramonto che preannunciano per l’indomani una giornata serena.

Il cielo della campagna dell’Ain nei dintorni di Polliat

Il tramonto sull’Ain a Polliat

Dopo la giornata di ieri trascorsa tra nubi scure e nubifragi, oggi il tempo si mostra mite e invoglia a mettersi in marcia. Riprendo la rotta che mi condurrà in Italia. Per la concludere degnamente il mio viaggio ho deciso di attraversare l’Alta Savoia per visitare la bella cittadina di Annency. Percorro la D979 attraversando la regione storica del Bugey, facendo sosta al lago di Nantua. La strada sale di quota e la temperatura diventa piacevole come i panorami montani che osservo. In Alta Savoia, in ragione della vocazione turistica del territorio, il traffico è più intenso e anche la temperatura sale. Individuo facilmente nei pressi del centro storico di Annency un parcheggio riservato alle moto, così dopo aver riposto nei bagagli e sulla moto l’equipaggiamento inizio la mia visita.

Il Castello di Annency

La prua delle antiche prigioni del Palais de l’Isle sul fiume Thiou

Le banchine della quai de l’Evêché sul fiume Thiou

Annency si trova adagiata sulle rive del lago che prende il suo nome, collocata in un territorio privilegiato tra montagne e pianura. Da sempre ha goduto dei traffici commerciali della vicina Ginevra, divenendo durante il medioevo città fortificata e nei secoli successivi sede episcopale per sviluppare infine le attività economiche legate a turismo e industria. Il castello che domina la cittadina è stato residenza dei conti di Ginevra ed è stato edificato dal XII al XVI secolo. Sono diversi i palazzi storici e gli edifici religiosi da visitare; ad Annency è anche molto piacevole passeggiare per le banchine che costeggiano il fiume Thiou, la quai de l’Evêché e la quai de l’Ile, nel centro storico si tiene un mercato molto vivace e colorato. Gli scorci da cartolina sono molti: ponti, chiuse, case offrono degli angoli suggestivi da osservare. Il centro storico è costellato da negozi di souvenir, ristoranti e bar, non mancano poi le botteghe gastronomiche. Le stradine della “vieille ville” sono piene di turisti intenti a fare acquisti o a cercare l’immagine perfetta per una foto ricordo. Nonostante Annency sia una cittadina collocata in un luogo meraviglioso non mi sento molto a mio agio nella confusione del turismo di massa. Mentre faccio ritorno alla moto ricordo i momenti in cui ho ascoltato il silenzio assaporando attimi fatti di solitudine e  dell’immensità della natura. Rimetto il casco accendo il motore e il mio sguardo scorre sulla strada che mi riporterà a casa; abbandono il consumismo di massa e provo ad immaginare quale sarà il prossimo silenzio che assaporerò.


Il report che hai terminato di leggere è il III° episodio di un trittico che ha come protagonista la Francia. Se vuoi saperne di più e scoprire nuovi itinerari leggi gli altri avvincenti capitoli.

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Il pellegrino simbolo della Via Francigena

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Le strade bretoni

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3 pensieri su “FRANCEZ-VOUS!

  1. Splendido ! Mi ha suscitato molte emozioni ricordando posti vissuti qualche anno fa ormai e curiosità in altri su cui non ho ancora posato copertone…
    Molto belle anche le foto !

    Max

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