La collina che sorge tra i laghi: Doss Tenna

Ogni qualvolta salgo sulla Kaiser Jagerstrasse di Monterovere, la mitica strada militare che collega la Valsugana all’altopiano di Asiago, mi soffermo ad osservare la grande valle che si distende sotto i suoi tornanti: i perfetti reticolati delle campagne coltivate, i pendii delle montagne ricoperti da una florida vegetazione alpina e lo scintillio delle acque dei laghi hanno da sempre la capacità di infondere una sensazione di piacevolezza e benessere a chi li osserva.

Da quelle posizioni privilegiate il piccolo mondo dei vacanzieri scompare insieme alle loro risate e agli schiamazzi dei bimbi che giocano festosi nelle acque dei lidi. Ed è in questo silenzio, interrotto dalle folate di vento che trasportano fin quassù gli odori della valle, che il pensiero corre all’infanzia quando i grandi raccontavano che laggiù in fondo alla valle dorme un vecchio drago. Lo si scorge ancora adesso, a patto che si lascino lontano i pensieri del lavoro e della quotidianità: le ali cristalline formano i laghi di Levico e di Caldonazzo mentre la schiena ossuta è quella protuberanza che si erge tra questi specchi lacustri, la collina di Tenna. Osservando bene si possono intravvedere le scaglie squamose del corpo del grande rettile formate dalla chioma di migliaia di alberi, quasi a rappresentare degli indizi da seguire per scoprire i segreti di questo crinale.

In realtà i draghi non c’entrano, però questa storia immaginaria crea un’aura di magia che aleggia tra gli alberi della foresta di Albarè e nello sterrato della “Via Claudia Augusta Altinate”.

Le indacazioni

Le indacazioni

Non resta che avviarci sul dosso di Tenna e scoprire i suoi inattesi tesori. Per farlo saliamo da sud seguendo le curve sinuose della sp n. 16 del Colle di Tenna. In pochi minuti giungiamo al piccolo borgo: in prossimità di un grande parcheggio seguiamo le indicazioni di via Roma, la strada che sale verso sinistra. Sempre in moto, risaliamo via San Valentino che ci conduce fino ai piedi dell’incredibile forte astroungarico costruito tra il 1880 e il 1882. L’edificio militare unitamente al  forte gemello di San Biagio, posto sul Col delle Benne a Levico, e alle fortificazioni dell’Altopiano di Vezzena, faceva parte di un sistema strategico-difensivo per il controllo della Valsugana. La struttura militare, caratterizzata dalla facciata settentrionale con quattro colonne alte circa sette metri mostra ancora oggi un aspetto imponente; la fortificazione ospitava in origine 8 grandi cannoni e 2 obici. Tuttavia,  non ebbe menzioni degne di nota in quanto allo scoppio del primo grande conflitto mondiale risultava strategicamente inadeguato e tecnologicamente superato. Il suo aspetto quasi integro e la sua imponenza lasciano meravigliati, come la vista che si gode sul lago di Levico dal punto panoramico posizionato nelle vicinanze del “Werk” di Tenna.

Il fortino austroungarico di Tenna

Il fortino austroungarico di Tenna

Il fortino austroungarico di Tenna

Il Werk di Tenna, il fortino austroungarico di Tenna

Alle spalle del fortino, incuneato tra i vitigni da un lato e il folto bosco dall’altro, si dipana un facile sentiero che percorre la cresta del dosso con direzione sud. La passeggiata offre alcuni scorci imperdibili sul lago di Caldonazzo e sulle montagne che lo circondano. A rendere sorprendente questa stradina sono le formidabili mura a secco che incontriamo lungo il sentiero che un tempo costituiva la “Via Claudia Augusta Altinate”.

La visione di queste possenti mura stride con il paesaggio naturale che le circonda. E’ un’ambientazione davvero irreale e suggestiva e transitare al loro cospetto fa immaginare scenari di fiaba o storie medievali.

Le antica mura che costeggiano la Via Claudia Augustae

Le antica mura che costeggiano la Via Claudia Augusta Altinate

Le mura appartenevano all'antico Castel Brenta

Le mura appartenevano all’antico Castel Brenta

La realtà non è poi così lontana dalla fantasia: infatti, sulla dorsale di Tenna venne eretto “Castel Brenta”, una fortificazione che fece parte del sistema difensivo dell’episcopato trentino. Nel corso della metà del Duecento il castello fu protagonista dei tentativi di penetrazione da parte dell’esercito di Ezzelino, Signore della Marca Trevigiana, Podestà di Verona e grande condottiero militare. Fu proprio a causa di questo conflitto che il maniero venne distrutto per mano dei veneti. Poco più avanti si giunge nell’intimo pianoro che ospita la semplice chiesa di San Valentino; l’”Ecclesia Sancti Valentini”, risalente al 1259, è un edificio religioso  modesto che raccoglie in sè caratteristiche architettoniche di stile romanico e gotico. I recenti restauri hanno riportato alla luce un ciclo di affreschi risalenti alla fine Trecento.

La chiesetta di San Valentino

La chiesetta di San Valentino

La piccola chiesa di San Valentino

La piccola chiesa di San Valentino: al suo interno scorgiamo degli affreschi antichi

La chiesa generalmente è chiusa al pubblico, per visitarla occorre informarsi preventivamente presso il Gruppo Alpini di Caldonazzo. Il luogo è davvero incantevole, è ideale per ammirare il panorama o per fare uno spuntino oppure fermarsi per leggere un libro all’ombra di una pianta. E’ giunto il momento di tornare sui propri passi per scoprire altri piccoli segreti di questa collina. Per farlo occorre tornare alla moto e guidare, questa volta, verso nord in direzione Alberè.

Il regno degli gnomi: la foresta di Albarè

Il regno degli gnomi: la foresta di Albarè

Il biotopo di Albarè

Il biotopo di Albarè

La moto scivola lungo il nastro asfaltato, il sole ne brucia il manto che rilascia un’onda di calore che distorce le immagini. Il tragitto è breve e in un attimo ci ritroviamo all’ombra della foresta di abeti dove ci accoglie una temperatura rigenerante. A lato strada scorgiamo una strana figura; è il momento di fermarsi e di parcheggiare la moto su una comoda piazzola. Ben visibile anche dalla strada, ci aspetta un laghetto che riflette perfettamente le cime degli alberi quasi fosse uno specchio. E’ l’anticamera del sentiero degli gnomi, un percorso creato per più piccoli, ma adatto anche per coloro che non  vogliono cimentarsi con percorsi di trekking più impegnativi. Bastano pochi passi e siamo immersi nel bosco: come d’incanto assaporiamo la sensazione di esser parte integrante dei suoi suoni, odori e colori.

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