100 anni dopo.

Forte Busa Verle

Cento anni dopo.

Questa idea è nata con l’intenzione di associare un giro moto-turistico con la ricorrenza del Centenario della Grande Guerra. Considerata l’estensione del territorio che fu teatro di quei terribili eventi, il progetto prevede un percorso a tappe che è partito da Rovereto e ci porterà sull’Isonzo, passando per il Pasubio, l’Altopiano di Asiago, il Monte Grappa e il Piave.

La prima tappa è stata battezzata con la pioggia. Si è deciso di partire nonostante il meteo segnalasse “tempo in sensibile peggioramento, specie fra il tardo pomeriggio e la serata di domenica quando saranno possibili fenomeni temporaleschi di forte intensità e piogge abbondanti”.

100 anni dopo

Quando esco dal garage con la moto c’è un timido sole che tenta di farsi largo fra le nuvole, ma verso il Pian delle Fugazze la situazione è ben diversa, ma non importa.

Ai punti di ritrovo non manca nessuno, nemmeno chi è arrivato da Padova e dai lidi Ferraresi. Solo gli amici di Bressanone avvisano che là la pioggia martella come l’artiglieria e sono bloccati in trincea; no, in un bar.

100 anni dopo

Il brutto tempo verso Pian delle Fugazze

La salita al pian delle Fugazze è più trafficata del solito, al Sacrario del Pasubio è in programma un rito commemorativo in onore dei caduti nella Grande Guerra alla presenza del Capo di Stato Maggiore. Anche noi, a modo nostro, stiamo facendo una commemorazione. Continuo a scrutare il cielo, ma sono fiducioso perché è già capitato altre volte che le previsioni meteo fossero smentite e voglio credere che anche oggi sarà così. Sulla Vallarsa, il sole ha preso il sopravvento, per ora. Una rapida telefonata a Bressanone ci avverte che la situazione non è cambiata e non partiranno. Peccato, peccato davvero.

Dopo Pian delle Fugazzze, la prima tappa è Matassone dove ad aspettarci c’è l’amico di Verona; ottimo, così il gruppo ora è completo.

Forte Pozzacchio

Forte Pozzacchio

Matassone è il punto di partenza del percorso di oggi e saliamo al campo trincerato che, con il forte Pozzacchio situato sull’altro versante della valle, costituiva la difesa austro-ungarica della Vallarsa.

All’inizio della guerra, gli austriaci arretrarono le loro linee difensive a Rovereto, lasciando così agli italiani entrambe le fortificazioni. L’anno successivo, con la Strafexpedition, i due siti furono riconquistati dagli austriaci che costrinsero gli italiani ad arretrare a loro volta ma, nonostante ciò, l’esercito regio riuscì a mantenere le posizioni sul monte Zugna e a bloccare l’avanzata austriaca verso il Veneto.

l'"osservatorio di Matassone"

l'”osservatorio di Matassone”

Da un osservatorio vicino a quella che era una postazione di obice, la vista sulla Vallarsa è spettacolare. Sullo sfondo il caratteristico profilo delle Piccole Dolomiti fa da cornice alla valle con il Cornetto, i Tre Apostoli, il Baffelan e la Sisilla. All’improvviso, uno scroscio di pioggia fastidiosa ci costringe a sospendere il giro fra le trincee e tornare al parcheggio. Guardiamo in su; un piccolo spiraglio di sole che si apre ad est ci conforta perché noi dobbiamo ritornare al Pian delle Fugazze per scendere a Posina, passando per il colle Xomo.

Per non rifare la strada dell’andata, risaliamo dalla parte di Camposilvano, passando sotto la diga di Spèccheri; una valida alternativa alla “solita” SS46; il fondo stradale é in buone condizioni e ci permettiamo anche un’andatura allegra.

Il cimitero austriaco di Anghebeni in Vallarsa

Il cimitero austriaco di Anghebeni in Vallarsa

Al Pian delle Fugazze molte più auto parcheggiate rispetto a prima: la cerimonia al Sacrario è in pieno svolgimento.

Scendiamo e dopo poche curve, al bivio di Ponte Verde, prendiamo a sinistra in direzione del colle Xomo. La strada si fa più stretta e ci suggerisce una guida più accorta. Man mano che ci avviciniamo allo Xomo e la vegetazione si fa più fitta, l’umidità aumenta e arriva ad essere quasi nebbia dando al paesaggio un aspetto surreale.

Verso il Colle Xomo

Verso il Colle Xomo

Un paio di rapide foto e ripartiamo, scendendo in direzione Posina. Giunti ad Arsiero, un breve consulto e decidiamo di tagliare Tonezza e di arrivare al Vezzena, risalendo la Valdastico. Questo ci permetterà di guadagnare tempo e forse di sfuggire ai nuvoloni scuri e minacciosi che sovrastano il Cimone.

A Lastebasse le prime gocce si infrangono sulla visiera e sul cupolino: meglio mettere l’antipioggia. Proseguiamo sotto la pioggia che a tratti sembra dapprima diminuire per poi aumentare nuovamente; ci fermiamo per una pausa a Malga Rivetta.

Fra un fetta di speck ed un pezzetto di vezzena, decidiamo di raggiungere comunque forte Busa Verle. E’ sulla via del ritorno e, pioggia o non pioggia, in quella direzione dobbiamo andare. Intanto continua a piovere e sembra non voler smettere, quasi a dispetto. A tavola si chiacchera e si scherza allegramente però con un occhio sempre attento alle finestre finché pare che la pioggia abbia diminuito l’intensità, il cielo è meno scuro, la pioggia sta cessando!

100 anni dopo

Pausa a Malga Rivetta

Il morale della truppa si alza di colpo, prendiamo il caffè al volo e via di corsa a riprendere la strada. Passiamo sicuri il cartello che vieta il transito ai veicoli a motore per il forte Busa Verle con i premessi che il Comune di Levico ci ha gentilmente concesso bene in vista sui cupolini e raggiungiamo il sito.

Il forte è stato il bersaglio delle prime cannonate sparate dal Verena quando l’Italia è entrata in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico e nonostante siano passati 100 anni, i segni di quello che è successo lì intorno sono ancora ben visibili.

Forte Verle

Forte Verle

Fra di noi poche parole. Osserviamo le rovine del forte e i crateri delle bombe nei prati vicini. Leggiamo anche brani tratti dal libro di Fritz Weber che ha comandato il forte in quel periodo. Le pagine scelte descrivono la vigilia e il momento dell’attacco. Mi guardo intorno, conosco abbastanza bene la zona e mi par di vedere quanto quei brani ben raccontano. Un pensiero corre a tutti quei morti, dell’una e dell’altra parte. L’emozione si fa sentire in tutti noi.

il terreno ancora segnato dalle esplosioni del conflitto

il terreno ancora segnato dalle esplosioni del conflitto

Uno dei momenti toccanti della giornata

Uno dei momenti toccanti della giornata: vengono letti i brani del libro di fritz Weber

Ripartiamo verso Asiago e l’andatura è stranamente lenta mentre scendiamo la strada che ci riporta al Passo Vezzena. Tutti si guardano intorno; due moto si fermano sul bordo della strada. Uno indica una direzione e subito dopo dall’altra parte; l’altro scatta qualche foto. Sempre lentamente, ripartiamo per fermarci nuovamente nei pressi della chiesetta di S. Zita recentemente ricostruita dagli Alpini di Trento.

La cappella dedicata a Santa Zita

Nei pressi della cappella dedicata a Santa Zita a Passo Vezzena

Un po’ più avanti, altra breve sosta al cippo che ricorda il sacrificio di più di 1.000 Fanti Italiani del 115° Brigata Treviso nella terribile battaglia del Basson nell’agosto 1915.

Scendiamo la Val d’Assa e raggiungiamo il piazzale del Sacrario di Asiago per l’ultima tappa e qui una piccola, grande delusione: il museo del Sacrario la domenica è chiuso.

Speravo di riuscire a vedere la struggente lettera-testamento scritta dal giovane Tenente Adolfo Ferrero il giorno prima della sua morte sull’Ortigara e fortunosamente ritrovata negli anni 50 ma pazienza, ritornerò.

Vagando per i corridoi dell’imponente Monumento, sono impressionato da quella serie infinita di nomi, da quei numeri incredibili di caduti ignoti… ed ancor più impressionante è sapere che quel luogo non accoglie i resti di tutti i caduti sull’Altopiano ma, solo una parte.

I soldati dispersi risultano tuttora migliaia, basti pensare che nella sola battaglia dell’Ortigara furono 4.500…

Il sacrario di Asiago

Il sacrario di Asiago

L’amica pioggia non ci abbandona e ci aspetta fuori dal Sacrario. A passo svelto raggiungiamo il bar del piazzale per ripararci sotto il suo ampio tendone; anche i gerani nei vasi della recinzione sembrano implorare la pioggia di smettere.

E’ arrivato il momento dei saluti. Soddisfatti per aver portato a termine questa prima parte del nostro progetto, ci ripromettiamo di risentirci a breve l’organizzazione delle prossime tappe.

Abbiamo già indossato l’antipioggia, un altro caloroso saluto e con prudenza, ognuno riprende la strada di casa.

La compagnia di amici che ha partecipato a questa giornata ricordo

La compagnia di amici che ha partecipato a questa giornata di moto e di ricordi

Al termine del racconto TMA vuole porgere alcuni sentiti ringraziamenti: il primo al Comune di Levico Terme, che ha concesso i permessi per il transito dal passo Vezzena fino al forte Busa Verle su strade che normalmente sono interdette al traffico, agli amici Leopoldo A’mbabu, per la concessione delle fotografie, e Valter, per aver trasposto sulla carta i momenti che hanno contraddistinto questa particolare giornata in moto.

100 anni dopo

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